Castello Dezak

Castello Dezak

Il castello Dezak si trova nell’omonimo villaggio storico, politico e culturale (Dej-e kuchak, piccola fortezza) a sud di Shahr-e Kord (regione Chahār Mahāl e Bakhtiāri) e fu costruito nel 1292 dell’Egira lunare.

Il palazzo del castello Dezak per lunghi anni è stato la residenza e il centro del governo Bakhtiyāri e per l’alta reputazione dei suoi proprietari ha avuto la funzione di luogo di incontro di molte note personalità in ambito scientifico e politico.

L’architettura di questo palazzo-castello si ispira ai palazzi europei del diciassettesimo e diciottesimo secolo con motivi ornamentali iraniani. Questo edificio ha fondamenta e spesse mura basilari, è stato costruito su due piani con iwān settentrionale e meridionale, ha la copertura in mattoni, intonaco di paglia, argilla e gesso ed è dotato di quattro torri circolari-senza funzione militare-che vengono utilizzate come magazzino e prigione.

Dopo la costruzione delle fondamenta e della parte principale del castello comprendente le stanze e la struttura del piano terra, fino all’anno 1325 dell’Egira lunare gradualmente all’edificio originario si sono aggiunte altre parti che includevano il palazzo andaruni (parte riservata alle donne), i cortili posteriori e altre sezioni mentre le decorazioni interne, le facciate, le rifiniture e gli esterni della costruzione, in particolare l’edificio del portale e quello esterno si sono sviluppati in più fasi per poi giungere al completamento.

Il primo piano del palazzo-fortezza al centro ha un vestibolo di ingresso che da entrambe le parti è collegato all’area esterna dell’edificio e ai suoi due lati sono collocati quattro iwān.

Le stanze del secondo piano hanno due iwān separati tra loro a nord e tre uniti a sud e due stanze a tre porte danno sugli iwān a nord e due simmetriche sul portico a sud.

Tra queste stanze c’è un grande salone chiamato “Divānkhāneh” o Sofrekhāneh” con decorazioni a stucco, dipinti mitologici di angeli, leoni, caccia e il personaggio di Farhād “Kuhkan”, ispirati ai racconti dell’opera di Nizāmi “Sette ritratti”.

Vicino a questa parte c’è una sala degli specchi le cui pareti e il cui soffitto sono decorati con specchietti. Questa sala ha dipinti a forma di specchi che hanno una facciata tridimensionale. Il tema delle pitture di solito è l’equitazione, l’immagine di palazzi ed edifici reali con disegni europei, fiori e  uccelli e la facciata esterna della struttura stessa.

Nella stanza degli specchi sono collocate foto incorniciate di alcuni capi tribali Bakhtiāri. Ai due lati della “Sofrekhāneh” e della sala degli specchi, sono state realizzate due piccole stanze chiamate “gushvāreh”.

Al centro del cortile settentrionale alberato si trova una grande vasca multilaterale in pietra con disegno iraniano ai cui quattro lati sono poste figure umane e dalla loro bocca esce l’acqua con una forte pressione.

In modo simmetrico all’edificio attuale a sud del cortile interno della parte dello shāhneshin e anche accanto a quello c’erano altri edifici annessi di cui non restano molte tracce. Questa costruzione, nel corso della sua esistenza, è stata testimone di numerosi eventi tra cui quello più importante è il ruolo avuto durante la restaurazione della rivoluzione costituzionale.

In questo castello sono stati girati molti film storici. Oltre a Dekhodā, pensatori, poeti, amanti della cultura e alcuni personaggi della politica iraniana dell’era contemporanea come: Farrokhi, Yazdi, Dr. Mohammad Mosaddeq, Vahidi Dastgerdi, Malek Al-sho’arā Bahār hanno trascorso un periodo in questa fortezza.

Oltre alla presenza di noti volti nazionali, in questo luogo hanno soggiornato anche scrittori e autori di diari di viaggio stranieri come Bishop, Rawlinson e René d’Allemagne. Oggi questo castello ospita il museo di abiti e oggetti legati all’abbigliamento delle città, dei villaggi, e delle zone importanti e particolari della regione Chahar Mahal e Bakhtiari, bigiotteria, bauli, scatoline, immagini antiche relativi ad abiti tradizionali e locali e il museo della pietra in cui sono esposte 100 pezzi di pietre risalenti ai periodi safavide, afsharide, zand, e qajaro che comprendono bare, colonne, capitelli, la pietra del mulino, dell’acquasantiera, la macina, quella del cornicione della porta, del frantoio, della spremitura dell’olio e dei basamenti.

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