Italia e Iran: da Roma e Persia a oggi, un dialogo millenario.
Le strade che collegano l’Italia e l’Iran non sono nate nel 1857. Affondano le loro radici in un passato molto più lontano, quando l’Impero Romano e l’antica Persia si fronteggiavano lungo i confini dell’Eufrate, intrecciando secoli di guerre, ma anche di scambi commerciali, culturali e artistici che hanno plasmato la civiltà mediterranea e quella persiana.
Il volume “Italia e Iran 1857-2015”, pubblicato da Editoriale Scientifica e curato da Rosario Milano, Federico Imperato, Luciano Monzali e Giuseppe Spagnulo dell’Università di Bari, ci accompagna nell’epoca moderna di questo dialogo millenario, dimostrando come la diversità culturale sia stata, nei secoli, un’opportunità di arricchimento reciproco.
Dalle antiche vie della seta al Rinascimento
Prima ancora che il libro inizi la sua narrazione nel 1857, Italia e Iran condividevano già una lunga storia comune. L’Impero Romano e la Persia sasanide furono per secoli vicini di confine, alternando conflitti a momenti di intensa cooperazione. Lungo la Via della Seta transitavano non solo merci preziose – sete persiane, spezie, manufatti – ma anche idee, tecniche artistiche, conoscenze scientifiche.
La Persia antica guardava a Roma con una mescolanza di ammirazione e rivalità, mentre Roma riconosceva nell’Impero persiano l’unica potenza degna di essere considerata alla pari. Questo rispetto reciproco, pur nelle contese territoriali, gettò le basi di un dialogo che non si è mai del tutto interrotto.
Nel Rinascimento, l’Italia riscoprì la cultura persiana attraverso i testi filosofici, la poesia di Hafez e Rumi, le miniature e l’architettura islamica che aveva assorbito l’eredità persiana. I mercanti veneziani e genovesi mantenevano contatti commerciali con la Persia safavide, portando in Europa tessuti, ceramiche e quella raffinatezza estetica che ancora oggi ammiriamo.
1857: l’inizio di una nuova era
È in questo contesto di antica familiarità che il libro situa l’inizio delle moderne relazioni bilaterali. Il 1857 segna l’avvio di rapporti diplomatici formali tra il Regno d’Italia in formazione e la Persia dei Qajar, ma si tratta in realtà della continuazione di un dialogo iniziato millenni prima.
Gli autori dimostrano come questi due Stati moderni, pur con valori e storie profondamente differenti, abbiano ritrovato quella capacità di dialogo che aveva caratterizzato i loro antenati. L’Italia e l’Iran del XIX secolo si riconoscevano reciprocamente come eredi di grandi civiltà, unite dalla consapevolezza di condividere problemi comuni in uno scenario internazionale dominato dalle grandi potenze.
Un ponte tra Oriente e Occidente
Il rapporto viene definito dagli autori come un’alleanza tra “deboli”, sia durante il Risorgimento italiano che negli anni Novanta del Novecento. Ma questa “debolezza” nasconde in realtà una forza particolare: la capacità di mantenere la propria identità culturale distintiva resistendo alle pressioni esterne, proprio come avevano fatto Roma e Persia nei secoli antichi.
Attraverso un’analisi approfondita di documenti d’archivio e memorie storiche, il volume illumina le diverse fasi di questo rapporto nel periodo moderno: non solo accordi diplomatici o relazioni commerciali, ma veri e propri scambi culturali che richiamano quelli delle antiche vie carovaniere.
L’eredità culturale condivisa
L’Iran, custode della tradizione persiana con la sua poesia, la sua architettura e la sua filosofia millenaria, e l’Italia, culla del Rinascimento e erede diretta della civiltà romana, hanno continuato a riconoscersi come interlocutori privilegiati. Entrambi i paesi condividono un profondo orgoglio per il proprio patrimonio culturale e una consapevolezza del peso della storia.
Questa eredità comune – fatta di contributi alla scienza, all’arte, alla letteratura e al pensiero filosofico – ha creato un terreno fertile per il dialogo, anche nei momenti di maggiore tensione internazionale.
Perché leggere questo libro oggi
“Italia e Iran 1857-2015” è molto più di un testo di storia delle relazioni internazionali moderne. È un’opera che ci ricorda come il dialogo tra le nostre civiltà non sia un’invenzione recente, ma la continuazione di un rapporto che ha attraversato i millenni.
Il libro si rivela indispensabile per chiunque desideri comprendere come diplomazia, cultura e interessi nazionali si siano intrecciati nel corso del tempo, sullo sfondo di una storia condivisa che precede di molto i confini degli Stati moderni.
Un messaggio senza tempo
In un’epoca in cui i rapporti internazionali sono spesso dominati da tensioni e incomprensioni, questo volume ci ricorda che il dialogo tra Italia e Iran ha radici antichissime. Da Roma e Persia a oggi, questi due territori hanno dimostrato che culture diverse possono non solo coesistere, ma arricchirsi reciprocamente.
La pazienza storica, il rispetto reciproco e la volontà di comprendersi hanno permesso di costruire ponti che resistono da millenni. Il libro ci invita a guardare oltre gli stereotipi contemporanei, riscoprendo una tradizione di dialogo che è patrimonio comune della nostra civiltà.
“A causa dei posti limitati, gli interessati sono pregati di confermare la propria partecipazione inviando una mail a [[email protected]] indicando il nominativo del referente e il numero totale di persone che parteciperanno.

