L’Appello dell’Iran all’Italia per la difesa del Patrimonio Mondiale.
Di fronte all’escalation delle tensioni militari, il Ministro della Cultura dell’Iran Sayyed Reza Salehi Amiri scrive al suo omologo italiano. Al centro, la sopravvivenza di siti millenari che appartengono alla memoria collettiva dell’intera umanità.
Un legame tra antiche civiltà
La cultura non ha confini, ma ha dei custodi. In un momento di estrema criticità per l’equilibrio internazionale, il Ministro del Patrimonio Culturale iraniano, Sayyed Reza Salehi Amiri, ha indirizzato una lettera formale al Ministro della Cultura italiano. Non si tratta di una semplice comunicazione diplomatica, ma di un grido d’allarme che unisce le due sponde del Mediterraneo e dell’Asia Centrale nel nome di una missione comune: la salvaguardia della memoria storica.
L’Iran e l’Italia, nazioni eredi di civiltà leggendarie, si trovano oggi unite da una preoccupazione che trascende la politica: la protezione di siti che la comunità internazionale ha solennemente promesso di proteggere.
I siti nel mirino: un capitale umano a rischio
Nella lettera, il Ministro Amiri denuncia i pericoli derivanti dalle recenti aggressioni militari da parte del regime israeliano e degli Stati Uniti, sottolineando come l’uso della forza stia mettendo a rischio siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Tra questi figurano tesori inestimabili come:
Il Palazzo del Golestan a Teheran;
Piazza Naqsh-e Jahan a Isfahan;
Il Palazzo Chehel Sotoun;
La Valle storica di Khorramabad e le sue grotte preistoriche.
Questi luoghi non sono “proprietà” di uno Stato, ma — come ricorda il Ministro — rappresentano il “principio fondamentale dell’identità storica e della memoria collettiva delle società umane”.
Il quadro giuridico: distruggere la cultura è un crimine di guerra
Il richiamo di Teheran è preciso e si fonda sul diritto internazionale. La lettera cita pilastri normativi che l’Italia, da sempre in prima fila con i suoi “Caschi Blu della Cultura”, conosce bene:
Convenzione dell’Aia del 1954: Protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato.
Convenzione UNESCO del 1972: Sulla protezione del patrimonio mondiale.
Risoluzione 2347 (2017) del Consiglio di Sicurezza ONU: Che riconosce ufficialmente la distruzione del patrimonio culturale come una tattica di guerra e un crimine contro l’umanità.
“Vi esortiamo rispettosamente, in quanto illustri membri della famiglia delle antiche civiltà, a mobilitare tutte le risorse legali, civili, mediatiche e diplomatiche disponibili.”
Un imperativo morale per l’Italia
L’Iran guarda all’Italia non solo come a un interlocutore politico, ma come a una guida morale nel campo della conservazione. L’appello è chiaro: esercitare ogni pressione diplomatica affinché il patrimonio culturale venga escluso da qualsiasi obiettivo militare.
In un’epoca in cui la tecnologia bellica minaccia di cancellare millenni di creatività umana in pochi istanti, la solidarietà tra nazioni depositarie di grandi storie diventa l’ultimo baluardo contro la barbarie. Preservare Naqsh-e Jahan oggi significa difendere un pezzo della nostra stessa anima collettiva.
