L’Iran in difesa dell’infanzia

L’impegno dell’Iran in occasione della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha istituito nel 2002 la Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile, fissata al 12 giugno, quale occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e mobilitare la comunità internazionale contro lo sfruttamento dei bambini. In questa importante giornata di monito, governi, istituzioni, imprese e società civile si uniscono con l’obiettivo prioritario di difendere i diritti fondamentali dell’infanzia, ponendo l’accento sull’urgenza di garantire a ogni minore il diritto all’istruzione, al gioco e a una crescita serena all’interno della propria famiglia. L’edizione del 2026 assume un significato ancora più decisivo, muovendosi sulla scia della Sesta Conferenza Mondiale sull’Eliminazione del Lavoro Minorile tenutasi a Marrakech, in Marocco, che ha introdotto un nuovo e concreto Quadro d’Azione mondiale per tradurre gli impegni politici in risultati misurabili sul campo.

La Repubblica Islamica dell’Iran partecipa con orgoglio e profondo impegno a questa giornata. Il Paese vanta una legislazione sul lavoro che vieta tassativamente l’impiego di minori di 15 anni, prevedendo severe sanzioni per i datori di lavoro che violano la norma e stabilendo tutele speciali per la fascia d’età compresa tra i 15 e i 18 anni. Del resto, nella radicata cultura iraniana e secondo la Legge islamica, il bambino è considerato il bene più prezioso della famiglia, una benedizione divina e il fine ultimo del matrimonio. È verso i figli che i genitori riversano attenzioni e straordinari sacrifici economici, al fine di garantirne il benessere, la salute e la migliore istruzione possibile.

In Iran la scuola primaria è obbligatoria e gratuita per legge: il Paese ha raggiunto tassi di alfabetizzazione infantile elevatissimi (superiori al 98%), investendo ingenti risorse nella costruzione di strutture scolastiche anche nelle aree rurali più remote, garantendo così piena parità di accesso a bambini e bambine. Inoltre, attraverso una rete capillare di centri di assistenza primaria e programmi di vaccinazione universale, la Repubblica Islamica ha drasticamente ridotto la mortalità infantile negli ultimi decenni, assicurando cure di base gratuite fin dai primi giorni di vita.

Nella visione islamica, l’infanzia gode di una considerazione sacra ed elevatissima. I testi religiosi e la giurisprudenza la definiscono come una benedizione divina e una responsabilità etica assoluta per l’intera comunità. Secondo la teologia islamica, i figli sono considerati un dono prezioso di Dio, un deposito sacro affidato temporaneamente ai genitori, i quali hanno il preciso dovere religioso, oltre che morale, di proteggerli, nutrirli e crescerli con amore. Alla luce di questi principi, lo Stato si pone in prima linea a difesa dell’infanzia e in netta opposizione allo sfruttamento del lavoro minorile, incoraggiando l’alfabetizzazione, potenziando i centri culturali e supportando i nuclei familiari per garantire loro la possibilità economica di sostenere la crescita dei minori.

Perché una società che lascia indietro i bambini è destinata a spegnersi, mentre uno Stato che difende l’infanzia garantisce il suo stesso futuro.

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