Shariati e la religione come Resistenza

l pensiero del Ali Shariati continua a plasmare l’identità  dell’Iran contemporaneo.

Dalla reinterpretazione dello sciismo alla lotta contro l’imperialismo culturale, le sue idee offrono una chiave di lettura essenziale per comprendere le scelte della Repubblica Islamica e dell’Asse della Resistenza.

Potrebbe destare stupore, in Occidente, scoprire che la resistenza dell’Iran – capace di sfidare i suoi avversari e ridefinire gli equilibri geopolitici mediorientali – può essere compresa anche attraverso il pensiero di un filosofo scomparso ancor prima dell’avvento della Rivoluzione Islamica del 1979. Si tratta di Ali Shariati, le cui teorizzazioni continuano a esercitare un’influenza profonda sull’Iran contemporaneo.

Lo Sciismo come ideologia di liberazione

Shariati ha reinterpretato lo sciismo: non più una religione di passività o di pura osservanza rituale, ma una forza rivoluzionaria e un’ideologia di liberazione.

Universalizzando il concetto coranico di Mostaza’fin (gli oppressi della Terra), egli non limitava questo termine ai soli musulmani, ma lo estendeva a tutto il Sud del mondo sfruttato dal capitalismo e dall’imperialismo occidentale. Non è un caso, dunque, che l’Iran odierno non si proponga solo come potenza regionale, ma come avanguardia globale in difesa dei deboli (palestinesi, siriani, yemeniti) contro l’egemonia dei forti (Stati Uniti e Israele).

La rottura con l’egemonia culturale

Shariati considerava l’Occidente un predatore culturale ed economico. Teorizzò per questo la necessità di una rottura totale con l’egemonia occidentale, passaggio ritenuto obbligato per ritrovare l’autenticità islamica e una reale indipendenza politica.

In perfetta continuità con questa visione, la Repubblica Islamica identifica l’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente come la massima espressione del moderno imperialismo. La resistenza militare e il rifiuto di negoziare la propria sovranità con Washington non sono percepite come mere scelte diplomatiche, ma come un dovere ideologico e religioso per scongiurare la sottomissione.

Il martirio: un’azione rivoluzionaria cosciente

Un altro snodo fondamentale del pensiero di Shariati è la sua ridefinizione del concetto di martirio sulla via di Dio. Non si tratta di una tragedia subita passivamente, bensì di un’azione rivoluzionaria cosciente.

Il martire sceglie di morire per infliggere una sconfitta morale e politica al tiranno. Questo tiranno – incarnato storicamente da Yazid, l’usurpatore che massacrò l’Imam Husayn (nipote del Profeta) – assume oggi per l’Iran i connotati di Israele e degli Stati Uniti. In quest’ottica, la resistenza contro Israele non è altro che la continuazione della storica battaglia della giustizia contro l’oppressione.

L’eredità nell’Iran di oggi

Nel giorno della sua commemorazione, è essenziale ricordare come il pensiero di Ali Shariati sia ancora oggi determinante non solo nella concettualizzazione della strategia iraniana, ma nella definizione della sua stessa identità.

La difesa degli oppressi, la lotta ai tiranni e il martirio sulla via di Dio sono elementi attualissimi e fondativi della Repubblica Islamica e del suo popolo. Concetti radicati nella dottrina islamica, ma che figure come Shariati e l’Imam Khomeini seppero attualizzare, trasformandoli in prassi e donando loro nuova e indomita linfa.

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