24 giugno ricorre il giorno di Tasua.
Nel pieno delle celebrazioni di lutto del mese islamico di Muharram, allorquando i musulmani ricordano il martirio del nipote del Profeta Muhammad, l’Imam Husayn, e dei suoi valorosi compagni, questo 24 giugno ricorre il giorno di Tasua.
In questa giornata di lutto nazionale, in cui le attività commerciali, i bazar e i musei restano chiusi, e le strade si tingono interamente di nero e di rosso, l’atmosfera in ogni città o villaggio dell’Iran si fa solenne e profondamente commossa. Tasua è infatti il giorno dedicato al ricordo di Abu al-Fadl Abbas, fratello dell’Imam Husayn, simbolo imperituro di coraggio, lealtà e sacrificio, nonché una delle figure più celebri e riverite in Iran. Secondo la tradizione, nonostante l’esercito del califfo usurpatore Yazid avesse bloccato l’accesso all’acqua dell’Eufrate al gruppo dell’Imam Husayn – che contava pochi guerrieri, donne, anziani e bambini – Abbas cavalcò coraggiosamente attraverso le linee nemiche per raccogliere dell’acqua per gli assetati del campo, venendo brutalmente martirizzato prima di riuscire a far ritorno. Alla luce di ciò, Abbas è celebrato nella cultura iraniana come il modello insuperabile di fedeltà assoluta (Vafadari): in Iran, difatti, definire qualcuno “come Abbas” è il più alto complimento possibile per descrivere un amico o un alleato leale che non tradisce mai. Abu al-Fadl Abbas è ricordato inoltre nei momenti più semplici e quotidiani, come quando si beve un bicchier d’acqua: egli era infatti il Sakka, il Portatore d’acqua, per procurare la quale, come si è detto, andò incontro al martirio. Ecco perché in Iran è usanza evocare il suo nome quando si beve un bicchiere d’acqua fresca in una giornata calda, esclamando: Ya Abbas.
Nel giorno di Tasua, ogni anno, milioni di iraniani vestiti di nero si riversano nelle strade e nei pressi delle moschee o dei Tekyeh (luoghi deputati alle cerimonie), sfilando in enormi processioni ritmiche, cantando elegie religiose (Nowheh) guidate da un cantore e battendosi il petto con il palmo della mano in segno di profondo dolore condiviso (Sine-Zani). È inoltre pratica comune mettere in scena le Ta’zieh, antiche rappresentazioni teatrali popolari riconosciute dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità, con lo scopo di evocare gli eventi di Karbala, la terra dove i prodi guerrieri dell’Imam incontrarono la morte. Una delle tradizioni più sentite è, poi, la preparazione del Nazri: grandi quantità di cibo (come lo stufato Gheimeh o il budino di riso Sholezard) vengono cucinate in enormi calderoni e distribuite gratuitamente a chiunque passi per strada, come adempimento di un voto o puro atto di beneficenza.
Tuttavia l’Iran, nazione ricca di diversità e peculiarità regionali, ha sviluppato al suo interno modi differenti e unici per vivere questa commemorazione. Nella provincia centrale di Yazd, il giorno di Tasua ruota attorno al rituale del Nakhl-Gardani, il sollevamento di una mastodontica struttura in legno a forma di foglia, pesante diverse tonnellate, che simboleggia la bara dei martiri; nelle città della regione occidentale del Lorestan, come Khorramabad, il lutto assume una forma visiva estrema attraverso il Gel-Mali, ovvero l’usanza di cospargersi il corpo di fango; a Zanjan, nel nord-ovest del Paese, ha luogo la processione di Tasua più imponente della nazione presso la moschea Hoseyniyeh Ershadi-ye Azam; nelle regioni costiere del Golfo Persico, in particolare a Bushehr, la celebrazione è invece fortemente scandita da ritmi musicali dal tono drammatico.
Come si è detto, l’Iran intero, con tutte le sue sfaccettature e particolarità, partecipa al ricordo e alla celebrazione del lutto per Abu al-Fadl Abbas. Un arabo, dunque, non certo un persiano, il cui eroismo ha però attraversato i confini della sua terra e i secoli per ispirare uomini e donne in ogni angolo del globo. Abbas è un simbolo universale, non nazionale o regionale, posto a vivida rimembranza dei concetti, oggi assai radi, di fedeltà e abnegazione. Le sentitissime manifestazioni di lutto in sua memoria possono forse aprire agli Occidentali uno spiraglio sulle profonde motivazioni che spingono gli iraniani, ancora oggi, a seguire una linea politica e ideologica incrollabile: l’eroismo non ha bandiera, e la lealtà è un valore prezioso da preservare e difendere. Forse, proprio attraverso l’amore del popolo iraniano per Abbas, può essere compreso il motivo per cui l’Iran agisca, finanche sacrificando i suoi stessi figli, in soccorso agli oppressi del mondo; perché sostenga strenuamente la Palestina; perché non permetta che vi sia un accordo di cessate il fuoco che escluda il Libano. Il ricordo di Abu al-Fadl Abbas, simbolo di coraggio e lealtà, non è solo una data sul calendario, ma il rinnovo di una promessa: trarre ispirazione dai più puri tra gli uomini per rendere più puro questo mondo, al di là delle differenze nazionali, culturali, religiose o politiche.
