Il Rivoluzionario col Sorriso

In Italia il ricordo dell’Ayatollah Khamenei.

Roma – Si è svolto mercoledì 8 luglio, nell’accogliente sala del Teatro Flavio di Roma, l’evento Il Rivoluzionario col sorriso: una serata dedicata alla cultura, all’approfondimento e al ricordo, culminata con la proiezione del film iraniano Il dio della guerra e la presentazione dell’omonimo libro che ha dato il titolo all’incontro.

Il grande cinema iraniano: l’Iran oltre la narrazione occidentale

Dinanzi ad un pubblico curioso e interessato ha avuto inizio la visione del film, preceduto da un breve intervento registrato del produttore. Quest’ultimo ha ribadito l’importanza di permettere alla narrazione iraniana di accedere anche all’Europa e all’Occidente, contrastando le versioni spesso distorte e faziose diffuse dalle grandi case di produzione cinematografica statunitensi.

Il film, ambientato nel pieno del conflitto tra Iran e Iraq (1980-1988), ripercorre i primi passi del programma missilistico iraniano, lo stesso programma che ha portato oggi la Repubblica Islamica a fronteggiare vittoriosamente due potenze nucleari. L’accoglienza in sala è stata molto positiva: “È un ottimo film non solo dal punto di vista della trama, ma anche cinematograficamente”, ha commentato una spettatrice. “Dobbiamo farlo girare, proiettarlo ancora e ancora, piacerà di sicuro agli italiani”, ha suggerito un altro dei presenti.

Memorie e spiritualità: la presentazione del libro

A seguire, ha preso il via la presentazione del libro Il Rivoluzionario col sorriso, moderata dal saggista e traduttore Hasan Di Cola. L’opera è stata introdotta come una preziosa raccolta di memorie e testimonianze di coloro che hanno incontrato l’Ayatollah  Khamenei, coprendo l’intero arco della sua vita, dalla più tenera infanzia fino agli ultimi giorni precedenti al martirio.

“Quando ho appreso la notizia del martirio dell’Imam”, ha spiegato Di Cola, “mi sono detto: vorrei che esistesse un modo per spiegare agli italiani chi davvero fosse Sayyed Ali Khamenei, e quale immenso tesoro l’umanità intera abbia perduto. Questo libro rappresenta certamente un piccolo passo in quella direzione, ma come è piccolo un mattone posto alla base di una grande struttura, a Dio piacendo”. Incentrando il suo intervento sulla spiritualità del martire e sul suo impegno disinteressato e costante nei confronti della Palestina e degli oppressi di tutto il mondo, Di Cola ha lanciato un forte appello al pubblico: “Siate curiosi. Non accettate passivamente per vero quanto vi viene detto, né da un lato né dall’altro, bensì prodigatevi ad informarvi, a studiare, a porvi delle domande e a cercare le risposte […] Oggi, essere curiosi è un atto di coraggio”.

La figura del “santo combattente”

Successivamente ha preso la parola il Dott. Giuseppe Yousef D’Amico, medico italiano convertito all’Islam che ha lavorato a Gaza nello svolgersi del genocidio. “L’Ayatollah  Khamenei era un santo, ma era anche un combattente. E noi occidentali dobbiamo riabituarci alla figura del santo combattente, ben presente anche nella storia cristiana”, ha sottolineato.

Rivoluzionario, eroico, nobile: con queste parole il Dott. D’Amico ha descritto il martire, ponendo l’accento sul suo ascetismo pratico e sulla sua duplice veste di uomo di fede e politico, mistico e rivoluzionario. “Il martirio riveste un ruolo fondamentale nell’Islam tutto, ma in particolare nella scuola sciita rappresenta una rinascita”, ha spiegato. “Sono stato medico a Gaza, e lì ho avuto modo di vedere come i palestinesi, pur sotto le bombe, affamati e diseredati, non perdessero il sorriso e la speranza: questa è la forza della fede, che anima anche gli iraniani”.

Oltre i pregiudizi: il ruolo della donna e l’amore del popolo

La serata si è arricchita con altri due preziosi interventi. La Dott.ssa Silvia Boltuc ha offerto un’esposizione chiara sulla reale situazione della donna in Iran, completamente diversa da come viene raccontata e propagandata in Occidente. “Io stessa, recandomi in Iran, ho visto stravolte le mie idee iniziali”, ha testimoniato, ribadendo l’importanza di abbandonare i propri preconcetti per toccare con mano le realtà diverse dalle nostre.

Ha poi preso la parola Antonello Sacchetti, che da anni si prodiga per una corretta e sincera divulgazione sull’Iran e sulla Repubblica Islamica, il quale ha evidenziato la verità schiacciante e inoppugnabile rappresentata dalle immagini dei funerali dell’Imam: una testimonianza tangibile del grande amore che il popolo provava, e prova ancora, nei confronti della sua Guida.

Conclusione

Dopo alcuni interventi dal pubblico, volti a elogiare la moralità dell’Iran finanche nel contesto di guerra – in netta contrapposizione ai suoi nemici – e a ribadire l’importanza di schierarsi contro il male nel mondo in nome dell’umanità e della giustizia, la serata ha visto la sua conclusione. L’evento ha lasciato nei partecipanti un profondo senso di soddisfazione e, soprattutto, la speranza che simili iniziative possano ripetersi in un prossimo futuro.

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