5 Agosto 1906: La Rivoluzione Costituzionale e l’alba dell’Iran moderno

 L’anniversario della firma del Decreto della Rivoluzione Costituzionale.

Oggi, 5 agosto, l’Iran ricorda un anniversario di portata storica: la firma del Decreto della Rivoluzione Costituzionale nell’estate del 1906. Questo evento impresse una svolta radicale al destino del Paese, scardinando per sempre le fondamenta dell’assolutismo della dinastia Qajar.

Fino a quel momento la monarchia aveva governato con un’autorità assoluta e insindacabile. Tuttavia, la spinta congiunta di una coalizione senza precedenti – formata da sapienti sciiti, dall’influente ceto mercantile del bazar e da intellettuali ispirati anche da ideali occidentali – costrinse i sovrani a cedere il passo alla sovranità della legge.

La nascita del Parlamento e la guida del clero Con l’istituzione del Majles, il primo parlamento nazionale, l’Iran si impose come pioniere della modernità politica in Asia Occidentale. Dimostrò che un popolo poteva unirsi per limitare i poteri del sovrano e ottenere tutele giuridiche fondamentali.

La guida spirituale e politica di queste prime grandi mobilitazioni fu assunta da influenti figure del clero sciita, tra cui spiccano gli ayatollah Sayyed Mohammad Tabataba’i e Sayyed Abdullah Behbahani. La loro intuizione fu quella di tradurre le istanze democratiche in un messaggio comprensibile e vicino alla popolazione devota. La limitazione del potere regio divenne così un dovere morale per arginare le ingiustizie e impedire che il patrimonio nazionale venisse svenduto ai colonizzatori europei.

Da sudditi a cittadini: un’eredità incancellabile La natura autenticamente rivoluzionaria del 1906 risiede nella metamorfosi civile della società persiana. I sudditi, un tempo relegati all’obbedienza passiva, scoprirono per la prima volta la cittadinanza attiva e la rappresentanza politica.

Sebbene il cammino del nuovo ordine costituzionale sia stato subito ostacolato da sanguinosi colpi di Stato, dall’ostilità delle potenze straniere e da spaccature interne, il decreto del 1906 ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva. Ha dimostrato che il cambiamento istituzionale dal basso era possibile, fissando nella cultura iraniana un principio inviolabile: la legittimità di un governo deve sempre poggiare sul consenso pubblico e sulla legalità.

Furono questi i primi, fondamentali semi che decenni dopo, nel 1979, avrebbero portato l’Iran a vivere la sua seconda e definitiva rivoluzione: quella islamica.

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