L’Iran non si piega: l’eredità della Sacra Difesa e le sfide del presente.
Dal ricordo della resistenza del 1980 all’attuale panorama del 2026: la Settimana della Sacra Difesa celebra la sovranità, l’autosufficienza e l’incrollabile determinazione della Repubblica Islamica.
Ogni anno, a partire dal 22 settembre, la Repubblica Islamica commemora la Settimana della Sacra Difesa. Questa solennità nazionale è volta a perpetuare il ricordo dell’aggressione militare subita dall’Iraq di Saddam Hussein nel 1980, un evento che segnò l’inizio di un drammatico conflitto durato otto anni. L’espressione “Sacra Difesa” descrive un atto di pura resistenza morale, religiosa e patriottica contro un’invasione ingiustificata, mirata a distruggere lo Stato da poco nato dopo la Rivoluzione del 1979. Ricordare l’inizio di quell’attacco risponde alla ferma volontà di mantenere viva la memoria di un immenso sforzo collettivo. In quel frangente, il Paese, privato di alleati internazionali, dovette fare affidamento unicamente sulla mobilitazione di massa dei suoi cittadini e sui corpi di volontari per salvaguardare la propria sovranità.
Le celebrazioni si aprono tradizionalmente con imponenti parate militari nella capitale e nei centri nevralgici del Paese. Sfilano i reparti dell’esercito regolare e dei Pasdaran, mostrando i progressi dell’industria di difesa nazionale. Vengono esposti droni di ultima generazione, artiglieria pesante e i moderni vettori missilistici che oggi costituiscono il fulcro della capacità di deterrenza iraniana. Al contempo, il tessuto urbano e sociale si anima di iniziative commemorative: le scuole e le università tengono lezioni speciali, i media trasmettono produzioni artistiche e documentari d’epoca, e le comunità si radunano nei sacrari dei caduti per onorare il martirio dei soldati, trasformando l’anniversario in un momento di profonda riflessione spirituale.
Nello scenario internazionale del 2026, segnato da una nuova guerra mossa contro l’Iran, la memoria di quella storica resistenza viene rievocata con rinnovata forza. Le similitudini tra l’isolamento degli anni Ottanta e l’attuale scontro con gli Stati Uniti e Israele sono evidenti. Il ricordo di quella vittoria, ottenuta contro un avversario che all’epoca godeva del sostegno delle maggiori potenze globali, rinvigorisce oggi lo spirito di resilienza della popolazione. Di fronte alle odierne minacce esterne e alle incursioni sul proprio territorio, rievocare il superamento di quella crisi serve a ribadire una certezza: l’autosufficienza tecnologica e la determinazione nazionale, unite alla fede, restano le armi vincenti per superare anche le sfide più difficili.
