In occasione del 4 ottobre, festa del Patrono d’Italia.
In occasione del 4 ottobre, festa del Patrono d’Italia, riscopriamo l’incredibile attualità del messaggio francescano. Dalla rivoluzione ecologica del Cantico delle Creature allo storico incontro con il Sultano in Egitto, fino alle sorprendenti e profonde affinità con i mistici dell’Islam.
Il 4 ottobre l’Italia celebra San Francesco d’Assisi, una figura la cui eredità scavalca i secoli per imporsi come uno dei più straordinari simboli di etica ecologica e pacifismo radicale della storia occidentale.
Nel celebre Cantico delle Creature, Francesco non si limita a lodare il creato, ma rivoluziona il rapporto tra l’essere umano e la natura, spogliando l’uomo della sua pretesa di dominio feudale sulla Terra. Il Santo di Assisi inaugura una visione in cui ogni elemento naturale — dal sole all’acqua, fino alla “mora terra” — è elevato al rango di “fratello” o “sorella”, anticipando di secoli la moderna sensibilità ecologista e la profonda interdipendenza degli ecosistemi.
Questo rispetto sacrale si traduce in un rifiuto assoluto della violenza e del possesso: il pacifismo di Francesco è totale, un disarmo interiore che si fa carne nel rifiuto delle armi e delle logiche di potere del suo tempo, proponendo una via di assoluta povertà come unico vero antidoto alla conflittualità sociale e all’avidità umana.
Questa vocazione alla pace ha trovato il suo culmine storico e spirituale nell’ideale della fratellanza universale, un concetto che Francesco ha declinato ben oltre i confini della cristianità, spingendosi fino all’abbraccio con l’alterità più temuta della sua epoca. Nel 1219, nel pieno fervore della Quinta Crociata, il Poverello d’Assisi scelse di non impugnare la spada, bensì di attraversare le linee del fronte a Damietta per incontrare il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil.
Quello che doveva essere uno scontro con gli “infedeli” si trasformò in un dialogo di straordinaria intensità, un fulgido esempio di diplomazia spirituale fondata sul reciproco ascolto e sul riconoscimento della comune scintilla divina. Francesco dimostrò che la vera fratellanza non conosce dogmi o barriere geopolitiche, ponendo le basi per un ecumenismo vissuto sul campo, capace di scardinare i pregiudizi e di disarmare l’odio prima ancora che gli eserciti.
Esplorando questa dimensione di ponte tra Oriente e Occidente, emerge un affascinante parallelismo tra l’ascetismo francescano e il Sufismo persiano, la corrente mistica dell’Islam che proprio in quei secoli viveva una fioritura straordinaria con poeti come Rumi e Attar. Entrambe le tradizioni condividono il nucleo della via mistica: lo svuotamento di sé e l’abbraccio della povertà assoluta come strumenti indispensabili per liberare l’anima dai vincoli terreni e fonderla nell’Amore divino.
Pur muovendosi in contesti teologici differenti — l’imitazione cristica per Francesco e la ricerca dell’Unità assoluta (Tawhid) per i maestri sufi —, entrambe le correnti approdano a una spiritualità poetica, estatica e profondamente legata alla sacralità della natura. San Francesco e i mistici persiani cantano lo stesso smarrimento d’amore per il Creatore, offrendo all’umanità una mappa senza tempo per ritrovare l’armonia interiore e universale.
