La Festa di fine Ramadan in Iran; Tra preghiere, congregazione e carità.
Anche questo santo mese di Ramadan volge al termine, e i musulmani di tutto il mondo si preparano a festeggiare l’Eid al-Fitr (Festa della Rottura del Digiuno) in conformità ai precetti islamici, ma anche alle rispettive culture e tradizioni. In Egitto vengono preparati dei biscotti tipici per l’occasione, in Tunisia i bambini girano casa per casa alla “raccolta” di dolci, in Indonesia è tradizione chiedere perdono a parenti e amici per gli errori commessi, i malesiani aprono le proprie case a chiunque (Rumah Terbuka), in Nigeria si susseguono lunghe sfilate di cavalli. E in Iran, invece?
In Iran, la Festa della fine del mese di Ramadan è una celebrazione nazionale, la cui data precisa varia a seconda degli avvistamenti della luna. Al termine del mese di Ramadan, fatto di preghiere diurne e notturne, digiuni del corpo e dell’anima, sacrifici e pentimenti, gli iraniani si riuniscono al mattino per pregare in congregazione la Salat al-Eid (Preghiera della Festa): migliaia di fedeli si ritrovano nelle grandi moschee o in spazi aperti in ogni città dell’Iran, indossando abiti nuovi o puliti a testimonianza del valore dell’occasione. A Teheran, la capitale, questa particolare preghiera è spesso celebrata presso la Grande Moschea Mosalla, usualmente guidata dalla Guida Suprema in persona.
Un altro elemento essenziale dell’Eid è la Zakat al-Fitr. Ancor prima dell’inizio dei festeggiamenti, infatti, ogni capofamiglia è tenuto a versare una somma di denaro destinata ai poveri, agli affamati, ai bisognosi, calcolata in base al prezzo locale degli alimenti basilari come riso e grano, affinché possa essere utilizzata per sfamare una singola persona o un nucleo familiare. Il banchetto della festa, in tal modo, non è riservato solamente a chi può permettersi di comprare il cibo, bensì è aperto a tutti. È d’altronde proprio questo uno dei maggiori significati del digiuno durante il mese di Ramadan: digiunando, il ricco e il povero provano le stesse sensazioni, le stesse privazioni, avvicinandosi tra loro e imparando a comprendersi meglio. E poiché tutti digiunano durante il mese, proprio come Dio ha prescritto, è giusto che tutti – nessuno escluso – godano del banchetto e dei festeggiamenti conclusivi.
L’Eid, proprio come la Preghiera della Festa, è un’occasione da spendere in compagnia, tanto degli amici quanto dei parenti.
L’Eid al-Fitr rappresenta dunque per gli iraniani un’occasione di ritrovo, di congregazione, di felicità, ma anche di preghiera e di rinnovo dei buoni propositi. Interrompere il digiuno obbligatorio, infatti, non significa ritornare alle cattive abitudini che sono state eliminate durante il santo mese di Ramadan, né il ritorno al cibo equivale ad un via libera all’ingozzarsi! Il Ramadan non rappresenta affatto una parentesi nella vita di un credente; piuttosto, è una benedetta e salvifica occasione per ricordare e rinnovare i propri obblighi vero Dio e gli altri uomini, per conquistare dei miglioramenti interiori che siano conservati e duraturi, e per rammentare che tutti, dal ricco al povero, dall’arabo all’europeo, sono pari tra loro se non per il grado di fede. Il messaggio del mese di Ramadan è chiaro: non è la ricchezza né lo stomaco pieno a rendere una persona migliore di un’altra, bensì la sua prontezza al sacrificio, alla generosità e alla fede.
