L’appello di ISMEO per la protezione del patrimonio dell’umanità.
In un momento segnato da tensioni drammatiche che scuotono il Medio Oriente, la protezione della cultura non è un esercizio accademico, ma un dovere morale e civile. ISMEO (Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente) ha espresso con forza la propria solidarietà al popolo iraniano e alle popolazioni dell’area, manifestando profonda angoscia per le notizie di danneggiamenti ai siti storici e archeologici della regione.
Non si tratta solo di pietre o monumenti, ma delle radici stesse della nostra civiltà. L’Iran, in particolare, custodisce un’eredità millenaria che trascende i confini nazionali: è un tassello fondamentale del patrimonio comune dell’umanità.
Un dovere sancito dal diritto internazionale
ISMEO richiama l’attenzione della comunità internazionale sulla necessità di rispettare i trattati vigenti, spesso dimenticati nel fragore dei conflitti:
La Convenzione dell’Aia del 1954: che tutela i beni culturali in caso di conflitto armato.
La Convenzione mondiale del patrimonio culturale del 1972: che impegna il mondo intero a preservare ciò che è unico e irripetibile.
Oltre il conflitto: una responsabilità universale
La posizione dell’Associazione è chiara: la salvaguardia della bellezza e della memoria non può essere considerata un tema secondario rispetto alle emergenze belliche. È, al contrario, una responsabilità universale e un impegno imprescindibile che assumiamo nei confronti delle generazioni che verranno. Proteggere oggi i siti culturali dell’Iran e dei paesi limitrofi significa garantire che il futuro abbia ancora una storia da raccontare.
