Khorramshahr, un monito per tutti gli invasori

La Giornata della Resistenza, del Sacrificio e della Vittoria.

Era il 24 maggio del 1982 quando la guerra tra Iran e Iraq conobbe una svolta cruciale: la città portuale di Khorramshahr – occupata dalle truppe irachene di Saddam Hussein all’inizio del conflitto nel 1980 – fu infine liberata dopo una strenua e inarrestabile resistenza iraniana e sacrifici enormi, che le valsero l’appellativo di “Città di Sangue”.

La riconquista rappresentò il culmine di una massiccia controffensiva pianificata congiuntamente dall’esercito regolare iraniano e dai Guardiani della Rivoluzione Islamica. Attraverso una manovra di accerchiamento rapida ed efficace, le forze iraniane riuscirono a tagliare le linee di rifornimento nemiche e a intrappolare la guarnigione irachena dentro la città. Non è affatto esagerato affermare che questo successo militare ribaltò completamente le sorti della guerra, trasformando l’Iran da Paese invaso a contrattaccante e costringendo l’Iraq a difendere i propri confini. Ancora oggi, la liberazione di Khorramshahr è celebrata in Iran come un simbolo supremo di resistenza, sacrificio e orgoglio nazionale.

Questo evento è infatti consacrato nella memoria collettiva come il giorno del riscatto, rappresentando il passaggio dal trauma della vulnerabilità all’orgoglio della resistenza. Un’eredità che viene celebrata ogni anno il 24 maggio come la Giornata nazionale della Resistenza, del Sacrificio e della Vittoria, un momento in cui la popolazione iraniana, in ogni angolo del Paese, si riunisce come un unico corpo sotto il vessillo dell’amor di patria, superando persino le divisioni politiche o generazionali interne.

Oggi più che mai, l’eroica vicenda di Khorramshahr rappresenta per gli iraniani un monito delle capacità di resistenza e contrattacco della nazione. Come negli anni ‘80 l’Iran era isolato e attaccato da un Iraq fortemente sostenuto dalle potenze globali, anche oggi le sanzioni internazionali, gli attacchi militari contro le basi e i civili iraniani e l’isolamento diplomatico pongono il Paese in una posizione di apparente svantaggio nei confronti dell’avversario. Ma è uno svantaggio puramente illusorio: quello che Stati Uniti e Israele vantano in armamenti, l’Iran lo compensa e lo surclassa con la volontà ferrea del suo popolo di non arrendersi. Così come la liberazione di Khorramshahr richiese un gran numero di martiri e sacrifici, l’Iran sta ora donando i suoi migliori figli per rivendicare la propria indipendenza e il proprio diritto all’autodeterminazione.

La liberazione di Khorramshahr non è solo un evento da relegare ai libri di storia, bensì un monito vivo, un faro che illumina la via della vittoria lungo un cammino di resistenza, lotta e sacrificio. Come a Khorramshahr, il popolo iraniano dimostra ogni giorno di essere pronto a non piegarsi alla prepotenza e alle minacce degli invasori: l’Iran resistette e vinse allora, come continua a resistere e vincerà ancora oggi. L’Iran rivoluzionario che oggi affronta due superpotenze nucleari è lo stesso Iran rivoluzionario che sconfisse l’esercito di Saddam Hussein, foraggiato dalle maggiori potenze globali dell’epoca. E l’esito sarà il medesimo di allora: dopo la sofferenza, la perdita, il lutto e la resistenza, giungerà inevitabilmente la vittoria.

Condividere