Behesthi e i 72 martiri della Rivoluzione

Il 28 giugno, l’Iran celebra il martire Ayatollah Behesthi.

Il 28 giugno, la Repubblica Islamica dell’Iran celebra il compianto martire Ayatollah Sayyed Mohammad Behesthi, avvenuto nel medesimo giorno del 1981 in seguito ad un feroce attentato che tolse la vita ad altri 72 uomini.

L’Ayatollah Beheshti fu uno dei massimi architetti della Rivoluzione Islamica del 1979, nonché il primo Capo della Giustizia della Repubblica Islamica. Dalla raffinata cultura internazionale, Beheshti, infrangendo la diffusa narrazione che vuole i rivoluzionari iraniani arroccati nelle loro convinzioni, approfondì i pensatori europei, in particolare la dialettica marxista e l’esistenzialismo, tentando di dialogare con queste correnti utilizzando la scuola filosofica della Sapienza Trascendente di Mulla Sadra. Per lui la ragione umana non era in contrasto con la rivelazione divina, bensì era lo strumento necessario per interpretare e applicare i testi sacri ai problemi del mondo moderno. Altro punto interessante del suo pensiero era che, schierandosi contro il fatalismo storico, insisteva sul fatto che l’essere umano possiede un totale libero arbitrio ed è l’unico responsabile del proprio destino sociale e spirituale.

La sua opposizione al regime tirannico dello Shah gli costò l’arresto da parte della SAVAK, la famigerata polizia segreta dei Pahlavi, e poi lo spostamento in Germania, dove guidò il Centro Islamico di Amburgo fino al 1970, quando, rientrato in patria, intensificò il suo attivismo contro la monarchia. Il suo ruolo rivoluzionario fu a tal punto rilevante che, quando nel 1978 le proteste di piazza esplosero in tutto il Paese, l’Imam Khomeini lo nominò membro chiave del Consiglio della Rivoluzione Islamica, l’organo clandestino che gestiva le operazioni sul campo mentre l’Imam si trovava ancora in esilio a Parigi. All’indomani della vittoria della Rivoluzione, fu proprio il martire Beheshti ad operarsi per erigere la struttura legale e politica del nuovo sistema islamico: fu co-fondatore del Partito Islamico Repubblicano, vincitore delle successive elezioni, partecipò con un ruolo di rilevanza nella stesura della nuova Costituzione, fino a divenire Capo della Corte Suprema.

Con l’entrata in guerra del Paese contro l’Iraq, la situazione interna all’Iran si fece critica e fornì la scusa ai terroristi, i quali avevano rifiutato il voto popolare che aveva sancito la nascita della Repubblica Islamica, di tentare di abbattere con la violenza il sistema democratico. Proprio la sera del 28 giugno 1981, mentre Beheshti presiedeva una riunione nella sede centrale del partito, un terrorista appartenente ai cosiddetti Mujahideen e-Kalq piazzò gli ordigni che portarono al martirio di Beheshti e di altre 72 alte cariche dello Stato, tra cui 4 ministri e 27 deputati del parlamento. Vale la pena ricordare che la Guida martire della Rivoluzione, l’Imam Khamenei, aveva subìto un simile attentato solo un giorno prima, riuscendo però a sopravvivere.

L’attentato, lungi dal sovvertire l’ordine repubblicano, avvicinò ancora di più il popolo al padre della Rivoluzione, l’Imam Khomeini, diffondendo nel Paese il cordoglio, il lutto, la rabbia e la pretesa di giustizia. In questo giorno, la Repubblica Islamica compiange uno dei suoi fondatori e più attivi servitori, colui che costituì le fondamenta per il nuovo ordine e che realizzò le aspirazioni di un popolo che, esausto della dittatura dello Shah, aveva riposto in lui e negli altri rivoluzionari le proprie speranze.

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