Un ponte tra Italia e Iran

La donazione della biblioteca di Bijan Taheri alla Facoltà di Studi Orientali di Roma

Nella primavera di quest’anno, l’Italia è stata teatro di due eventi culturali paralleli e di grande valore simbolico: mentre a Bologna veniva inaugurata la biblioteca personale di Umberto Eco, a Roma ha trovato una nuova e prestigiosa casa la collezione di libri di Bijan Taheri, cittadino iraniano profondamente legato all’Italia. Grazie all’impegno del traduttore Abolhasan Hatami e alla preziosa collaborazione della Prof.ssa Shirin Zakeri, l’intera biblioteca personale di Taheri è stata donata alla Facoltà di Studi Orientali della Sapienza.

Questi due eventi ci ricordano una verità profonda: le biblioteche personali sono un’eredità inestimabile che supera i confini nazionali e viene consegnata alle generazioni future. Ma dietro i libri donati alla Sapienza c’è la storia straordinaria di un uomo che ha fatto della sua intera esistenza un ponte tra due mondi.

Chi era Bijan Taheri? Nato a Teheran nel 1940, Bijan ha dovuto affrontare fin da piccolissimo la sfida della poliomielite. Eppure, questa difficoltà  che gli ha condizionato la deambulazione per tutta la vita non ha mai fermato il suo spirito curioso e indipendente. Arrivato in Italia a 19 anni per studiare Geologia, fu subito affascinato dalla vivacità culturale e politica del Paese che lo ospita. Laico e progressista, trovò a Roma non solo la sua strada professionale nel commercio di antichi tappeti persiani, ma anche l’amore, sposando una cittadina italiana da cui ha avuto due figli, Hossein e Reza.

Un porto sicuro per la comunità iraniana Con gli anni, grazie al suo innato carisma e a un profondo senso di solidarietà, Bijan divenne un vero e proprio faro per gli iraniani in Italia. Le sue attività commerciali nel centro di Roma si trasformarono in un “porto sicuro”: un luogo dove i connazionali in fuga dalle repressioni dello Shah prima, e i giovani in cerca di orientamento poi, potevano trovare supporto logistico, economico e calore umano. Guardò sempre con occhio critico e indipendente ai rivolgimenti politici della sua terra d’origine, convinto che solo un modello democratico potesse garantire vera libertà e giustizia sociale per il popolo iraniano.

Il dialogo, l’amore per il Sud e l’Associazione “Alefba” La sua profonda umanità lo portò a legarsi visceralmente al Sud Italia, in particolare all’isola di Lipari, che divenne il suo rifugio dell’anima . A Roma, il suo instancabile impegno si è concretizzato nella fondazione dell’associazione italo-iraniana “Alefba”. Attraverso di essa, Bijan si è distinto come un raro costruttore di dialogo: è stato capace di comunicare sia con le istituzioni consolari sia con la dissidenza iraniana, con l’unico grande obiettivo di divulgare la cultura persiana e conciliare le divisioni.

Un’eredità che continua a vivere Il miracolo più grande di Bijan si è manifestato al suo funerale , nell’ottobre del 2024: una cerimonia gremita in cui istituzioni, giovani e dissidenti si sono ritrovati uniti nel ricordo di un uomo che sognava un Iran prospero, democratico e in pace.

Oggi, con la donazione dei suoi amati libri alla Facoltà di Studi Orientali, l’eredità di Bijan Taheri non si ferma. Le sue pagine restano a disposizione degli studenti e degli studiosi di domani, mantenendo aperte le porte di quel dialogo culturale che lui ha costruito per tutta la vita.

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