Il rinnovato appello globale per il dialogo.
Concluso il vertice della Comunità di Sant’Egidio a 40 anni dallo storico Incontro del 1986. Tra i presenti il Presidente Mattarella e il forte monito di Papa Leone contro il riarmo e le guerre di religione.
Si è concluso il 27 ottobre ad Assisi il vertice internazionale “Pace Disarmata e Disarmante”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. L’evento ha riunito guide religiose, teologi e attivisti di tutto il mondo per celebrare il quarantesimo anniversario del primo storico Incontro di Preghiera per la Pace del 1986, indetto da Papa Giovanni Paolo II. In piena Guerra Fredda, quello straordinario appuntamento diede vita allo “Spirito di Assisi”, unendo oltre sessanta delegazioni di diverse fedi nel rifiuto categorico della religione come strumento o pretesto bellico.
L’iniziativa di quest’anno ha declinato le convinzioni spirituali in una concreta diplomazia attiva, articolata attraverso tavole rotonde, preghiere condivise e forum strategici. L’evento ha registrato una partecipazione imponente, con 384 delegati da 53 Paesi e 155 relatori in rappresentanza di Islam, Ebraismo, Buddismo, Induismo e Cristianesimo. Tra le figure di spicco sono intervenuti il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, e il Presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi. Al vertice ha preso parte anche il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, che ha arricchito i lavori con un incisivo discorso mirato a condannare l’ingiustificabile inerzia della comunità internazionale dinanzi agli attuali conflitti.
Il momento culminante è stato segnato dal profondo videomessaggio di Papa Leone, che ha lanciato un appello globale contro il potenziamento degli arsenali militari e le violenze confessionali. Ribadendo con fermezza che «la guerra non può mai essere condotta in nome di Dio» e che «non esiste una guerra santa: solo la pace è santa», il Pontefice ha ricordato come uccidere in nome del divino costituisca un attacco alla religione stessa. Invocando la preghiera come «forza umile dei credenti» capace di scardinare le logiche del terrore, e richiamandosi all’eredità di San Francesco nell’ottocentenario della sua scomparsa, il Papa ha rivolto ai leader mondiali un monito inequivocabile: abbandonare definitivamente il linguaggio dell’arroganza per abbracciare la via imprescindibile del negoziato e della ricostruzione pacifica.
