Chaharshanbe Suri

Chaharshanbe Suri

Lo Chaharshanbe Suri (Chahârshanbe Sûrî) è una delle feste altrettanto cara alla popolazione iraniana, che si celebra la sera prima dell’ultimo mercoledi dell’anno e rievoca le antiche cerimonie del culto mazdaico del fuoco.
Quando scende la sera, si accendono i falò e tutti, in special modo i giovani, spiccano salti superando d’un balzo le fiamme, e cantando: “Zardie man az to, Sorkhie to az man” (“Il mio giallo a te, il tuo rosso a me”), perché il fuoco assorba gli elementi negativi presenti nella persona, il “giallo” parla di malattia e debolezza cedendole in cambio la sua energia e salute, il “rosso”.La stessa sera, bambini e ragazzi vanno di casa in casa, tenendo velato il volto e il corpo con lenzuola per non farsi riconoscere e percuotendo con cucchiai il fondo di ciotole di metallo: si fermano dinanzi a ogni porta finché chi vive nella casa, non apre, per regalare loro dolci, frutta secca o altri piccoli doni, cercando scherzosamente di far cadere le lenzuola per scoprire chi siano i “disturbatori”.

Vi è chi ricorda, nelle medesime ore, di osservare il Falgush, cioè l’usanza di restare nascosti in attesa che passino due persone intente a chiacchierare fra loro: le parole pronunciate dai due passanti e intese di sfuggita, avulse dal loro contesto, vengono poi interpretate per trarne auspici.
Esistono molte altre tradizioni collegate al Chahârshanbe Sûrî; una di esse vuole che in questa notte gli spiriti dei morti possano tornare a far visita ai loro discendenti vivi, altre tradizioni prevedono la rottura di alcune anfore di terracotta, in un auspicio di buona fortuna (Kûzeh Shekastân), e il Gereh-goshâ’î: l’atto di fare un nodo a un angolo di un fazzoletto e successivamente chiedere a qualcuno di scioglierlo, altro atto simbolico beneaugurante.

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