Il rito Chel Kachalun

Il rito Chel Kachalun è un’usanza gentile che si trova presso i Bakhtiāri quando piove molto ed è motivo di preoccupazione tra le persone, poiché la pioggia troppo abbondante aumenta la probabilità di danni e di alluvioni e in un certo modo minaccia la vita dei Bakhtiāri.
In questo rito che è noto come “Chel Kachalun” o “Bārān band”, (40 calvi o fermare la pioggia ) gli elementi umani non si vedono, bensì simboli creati con il legno o con un lungo nastro che vengono legati davanti alle tende nere o alle case.
In questo rito una persona abbellendosi davanti alla tenda nera, prepara 40 pezzi di legno e su quelli scrive il nome di 40 persone calve e li mette sotto la pioggia. Poi viene preso un altro legno, ad ogni legno viene dato un colpo e viene recitata una poesia il cui contenuto riguarda la richiesta a Dio di cessazione della pioggia.
In questo rito soltanto una persona partecipa e la gente è spettatrice da dentro le tende nere o osserva la cerimonia dalle finestre delle case; in questo modo gli abitanti sono convinti che il petto delle nuvole venga lacerato e un’ora dopo smetterà di piovere.
Talvolta anche i giovani del posto si riuniscono, ognuno prende un lungo nastro e pronuncia ad alta voce il nome di 40 calvi tra la gente del posto ed ogni volta che lo pronuncia fa un nodo al nastro finché 40 nodi vengono completati.
Poi quei 40 nodi sotto la pioggia vengono appesi al ramo di un albero affinché smetta di piovere. Usanze simili esistono anche nella regione Māzandarān dove per far cessare un’abbondante pioggia viene scritto su un foglio il nome di 7 o 40 calvi e questo viene appeso ad un nastro affinché soffi il vento e smetta di piovere oppure recitando preghiere e facendo varie offerte di beneficenza chiedono a Dio di far uscire il sole.
In un altro luogo in questa stessa regione, le donne in gruppo recitano poesie che hanno come argomento la richiesta del sole oppure i bambini del villaggio legano ad un filo delle scatole di metallo, prendono i due capi del filo e vanno per i vicoli del luogo recitando poesie che parlano della richiesta del sole o ancora in un altro posto i bambini indossano vestiti vecchi e con la scopa spostano il fango nei vicoli e allora i componenti di ogni famiglia donano loro cibo o dolci.
In altri luoghi gli abitanti del posto rubano una stoffa dall’Imāmzādeh Shāhzādeh del villaggio e poi, dopo che è uscito il sole, la restituiscono all’Imāmzādeh insieme ad un’altra. Esisteva anche un’altra usanza chiamata “mam mam sho” secondo la quale una persona o delle persone con i pantaloni alzati fino agli stinchi vanno sotto la pioggia pregando il Dio onnipotente e unendosi agli innocenti Imam (A) si recano alle porte delle case e nel cortile saltano talmente nel fango da spingere il proprietario a pregare.