Le usanze legate all’invocazione della pioggia

La paura della siccità e la mancanza di pioggia per lunghi periodi, ha sempre indotto i popoli fin dai tempi antichi a compiere riti e usanze diverse per invocare la pioggia; nelle varie zone dell’Iran esistono anche rituali particolari con origini simili e una grande varietà di forme.
Alcune di esse sono legate al periodo pre-zoroastriano, altre hanno origine nei miti zoroastriani e alcune sono relative ad altre etnie che o sono venute in questo paese e vi sono rimaste e gli iranici in un contatto continuo di pensiero con esse hanno assorbito alcune delle loro usanze in modo individuale o di gruppo come: le preghiere della pioggia, il sacrificio, la cerimonia del matrimonio dell’acqua e il lavaggio delle bare, la creazione di bambole, la preparazione del pane e di cibo con valenza rivelatrice, l’accettazione di doni dagli altri ecc.. tutti riti che si compiono per invocare la pioggia.
In generale queste usanze si possono dividere in 11 gruppi, sebbene qualche rito sia una combinazione, ovvero sia un insieme di due o di qualche usanza diversa:
1. Rito della preghiera e della supplica: il più usuale e forse il più antico tra le modalità di invocare la pioggia
2. Preparare la zuppa: preparare la zuppa o l’halim e condividerla tra gli abitanti o i poveri
3. Furto di una mucca: rubare le mucche dei villaggi vicini
4. Interruzione della venerazione : interrompere la venerazione dei fenomeni sacri o simulazione di ribellione
5. Ricorso a pietre “portatrici di pioggia”: collocare le pietre in una posizione particolare accanto ai sepolcri e ai santuari
6. Sciogliere un incantesimo: ricorso all’incantesimo come dare fuoco al nastro per liberare la pioggia dal vincolo che la trattiene
7. Invocare la pioggia con l’asino: riservare attenzioni agli asini truccandoli e abbellendoli con stoffe pregiate e gioielli
8. Divinazione: ottimismo e assunzione di comportamenti divinatori e presagio
9. Portare in giro le bare e lo stendardo: compimento di azioni come portare in giro le bare, lavarle, ruotare lo stendardo ecc…
10. Kuse gardi: portare in giro nel quartiere le persone glabre e particolari
11. Portare in giro le bambole: portare in giro una bambola con le sembianze di donna e spargere acqua su di essa
Oltre a questa suddivisione, esistono anche altri casi. Qui riportiamo gli esempi di riti citati nella suddivisione:
1. Rito della preghiera e della supplica
Recitare la preghiera della pioggia
La preghiera “Astaghāseh” o la stessa per invocare la pioggia viene recitata in tutti i luoghi dell’Iran. Questa si svolge in maniera individuale e di gruppo e alla presenza di tutti nelle moschee, nei luoghi della preghiera collettiva, nel deserto e nello spazio aperto.
In alcuni casi le persone portano con sé i bambini e persino il bestiame. E’ usanza che nel momento di pregare, i piccoli del bestiame vengano separati dalle loro madri poiché si ritiene che essi siano puri e privi di peccato e che Dio perciò avrà pietà della gente e pioverà.
In alcune zone quando coloro che dicono Allah è grande si recano al luogo per recitare la preghiera di supplica della pioggia, il mullah locale con la bandiera nera sta davanti a loro come in lutto e alcuni mullah camminano a piedi nudi con la tunica al rovescio e senza turbante.
Coloro che pregano nel momento della preghiera si mettono a piedi nudi e si tolgono il cappello. Dopo la preghiera sacrificano una vacca e dividono la sua carne con i poveri insieme ad altre pietanze.
In un altro luogo gli abitanti del villaggio si recano nei pressi di una sorgente vicina al villaggio e, dopo aver recitato la preghiera, sacrificano una pecora e la dividono tra i poveri. Non c’è un tempo stabilito per lo svolgimento della preghiera che può essere recitata in ogni giorno della settimana sebbene la priorità sia nei giorni di lunedì e dopo quello il venerdì.
Nel libro “Sahifeye Sajjādyeh” delle preghiere della pioggia si narra: “Oh creatore altissimo!ordina ai tuoi angeli misericordia affinché il nostro palato assetato venga placato con l’acqua pura; una pioggia che nei campi faccia crescere abbondanti grappoli e nei pascoli renda straripanti di latte le mammelle che ora ne sono prive”.
Nella città di Qāen, nella regione del Khorāsān meridionale, si trova un’antica moschea chiamata “preghiera della pioggia” che viene utilizzata soltanto per la cerimonia di invocazione della pioggia.
In alcuni villaggi di Kāshmar, un gruppo di anziani riempie un recipiente di escrementi di pecora e poi si reca ad una casa ed esegue delle preghiere particolari della pioggia secondo il numero degli escrementi. Mentre gli anziani pregano nessuno dei partecipanti ha il diritto di proferire parola che non sia una preghiera.
In un altro villaggio a Kāshmar, un gruppo di donne contadine in una notte specifica si riunisce e durante il rituale del sorteggio sceglie una persona tra loro. Questa donna dovrà in un modo che nessuno dovrà capire, rubare la gonna di un’ anziana vedova. Quando lo avrà fatto avvertirà il parrucchiere che il giovedì avverta tutti e chieda alle donne di andare al santuario.
Le donne sentendo il grido, con grande entusiasmo, riempiono tutte le brocche di acqua e si incamminano verso il santuario. Lì mettono la gonna su un legno e l’acqua che hanno portato con sé la versano su di essa e tutt’intorno al sepolcro lavando la bara.
A quel punto una donna si siede sul korsi o su uno sgabello e recita un’omelia e le altre piangono con cuore affranto. Poi recitano in gruppo due rok’at della preghiera hājjat e infine pregano affinché piova.
Nelle zone a sud e a sud-ovest quella parte del rito per invocare la pioggia che è accompagnata dalla preghiera e dalla supplica viene chiamata “qable do’ā” oppure qable bārān”ed è eseguita con un rituale particolare.
A Māhshahr un gruppo si incammina, prende un gallo in braccio e anche alcune persone si mettono sulle spalle delle vecchie bisacce di pelle di pecora, portano con sé un grande mortaio in legno , invocano la pioggia con preghiere e nel tragitto colpiscono la schiena del gallo finchè emette un suono; credono infatti che il rumore del gallo provochi anche il gallo del cielo (il tuono) e che poi piova.
2-Preparare la zuppa: preparare la zuppa o l’halim e condividerla con gli abitanti e i poveri
L’usanza di preparare la zuppa nella maggior parte delle città e dei villaggi avviene con modalità diverse. Questo rito di solito ha luogo accanto ai tekkye, agli Imāmzādeh, ai santuari, agli hossenyeh, alle moschee del posto o alla moschea del venerdì della città, accanto al qanāt (canale sotterraneo) del villaggio o intorno ad un albero sacro.
In questa cerimonia gli ingredienti necessari per la zuppa o per l’halim vengono predisposti con la collaborazione della gente, la zuppa viene preparata con un rituale particolare e recitando preghiere e leggendo il Corano viene spartita tra i poveri e gli abitanti. Ogni persona che mangia la zuppa prega per la caduta della pioggia.
In alcune zone, una ciotola di zuppa viene portata sul tetto della moschea e viene gettata nella grondaia, in un altro luogo una parte di questo cibo viene sparsa sul tetto perché si crede che gli uccelli la mangino e che così pioverà oppure che Dio farà piovere per lavare il tetto della casa.
Nella cittadina di Delijān, prima di dividere la zuppa, un po’ di essa viene gettata nell’apertura del canale sotterraneo. La cosa importante è che gli ingredienti necessari per preparare la zuppa devono essere della migliore qualità.
Questa zuppa in zone diverse ha nomi differenti, per esempio a Kermān si chiama “Zuppa di Hossein”, a Osku “Zuppa di Fātemeh”, a Tafresh “Tormāj”, a Kazerun “Zuppa Ou”ecc..
Esempi dell’usanza di preparare la zuppa
Suii Qāzān
Se non piove, tra i torkmeni si organizza un rituale chiamato “Suii Qāzān”. Gli abitanti del posto in un mercoledì sacrificano una pecora e vanno alla moschea recitando preghiere particolari. Mentre pregano le mani sono allungate, le dita sono rivolte in basso e vengono invocati lampi, tuoni e la caduta della pioggia.
Dopo aver pregato e aver consumato il pasto in gruppi di età fino a 40 persone insieme al mullah si dirigono verso le case della gente, recitano poesie e raccolgono della farina. Se gli abitanti della casa esaudiscono le loro volontà in seguito con questa farina preparano la zuppa e la distribuiscono tra la gente.
Shilun o Shilān
Shilun è un rituale per invocare la pioggia nella regione Māzandarān in cui tutti gli abitanti del villaggio si recano insieme all’Imāmzādeh, alla moschea, al tekkye o alla grande piazza del villaggio o fuori da esso oppure intorno ad un albero sacro, pregano e uno dei seyyed (discendenti del Profeta) bagna un angolo della copertina del Corano oppure lava il menbar (pulpito) con l’acqua di rose o i suoi piedistalli oppure getta dell’acqua su un seyyed.
Oltre a ciò, tutti raccolgono latte e riso e con essi in alcuni luoghi preparano la zuppa, la consumano e una parte la gettano sul tetto secondo la credenza che provochi la pioggia.
3-Il furto delle mucche: rubare le mucche dei villaggi vicini
In questo rituale quando non piove da tanto tempo, nelle zone ovest del paese come nell’ Ilām, nel Lorestān, a Kermānshāh, nel Kurdistān e in alcune città di Hamedān, un gruppo di donne e ragazze simula di rubare le mucche del villaggio adiacente spesso dal pascolo comune vicino ai due villaggi.
Le donne degli altri villaggi che sono al corrente dei fatti, con un bastone di legno per affrontare le donne che hanno rubato le mucche vanno nel campo e fingono di litigare. All’improvviso qualcuno fa da garante e scommette di riportare le mucche al loro proprietario e che così facendo pioverà.
A volte le cose non finiscono in modo così semplice perché coloro che hanno rubato le mucche ritornano allegramente al proprio villaggio, contano le mucche e le dividono tra la gente affinché se ne prendano cura. Dopo qualche giorno, alcuni capi villaggio tra i proprietari delle mucche vanno dagli anziani del villaggio colpevole di furto a richiedere con preghiera e supplica le proprie bestie.
Queste vengono restituite a condizione che quegli anziani garantiscano che piova. Il tempo della garanzia viene stabilito con la contrattazione ma in ogni modo non supera i 10 giorni.
4. Interrompere la venerazione: interrompere la venerazione di fenomeni sacri o simulare la ribellione
Quando lo svolgimento di usanze varie non ha influenza sulla caduta della pioggia, si compiono rituali che apparentemente sono la rottura della venerazione di fenomeni sacri. In realtà la gente con queste azioni simula una ribellione affinché piova.
Ad esempio a Gonābād (regione Khorāsān Razavi) trattengono un orfano di 12 anni dentro al qanāt finché pianga e le lacrime si versino nel canale. Essi sono convinti che in questo modo Dio abbia misericordia di loro e presto pioverà o a Torbat-e Heydaryeh (regione Khorāsān Razavi), un gruppo di donne ruba i pantaloni ad un’ anziana (azione brutta e ingiustificabile). Poi con l’impasto del pane preparano una bambola dal nome “sposa fatta con l’impasto”e con il corno e altri strumenti si dirigono verso il pozzo fuori dal quartiere.
Lì mettono addosso alla sposa fatta con l’impasto i pantaloni che hanno rubato e la buttano nel pozzo. Le donne l’indomani mattina tornano sul posto, se i pantaloni dell’anziana sono venuti a galla questo è il segnale che pioverà.
Un altro esempio è che a Behbahān (regione Khuzestān) nei periodi di siccità, uno degli abitanti durante la notte si reca di nascosto alla casa della persona più credente del posto, rompe la sua bottiglia versando tutta l’acqua conservata per terra.
La persona credente che all’alba si sveglia, si accorge di non avere neanche una goccia di acqua in casa e non può neanche fare le abluzioni. Quindi si lamenta con Dio che ha misericordia di lui e fa piovere.
Sporcare di fango l’acqua delle sorgenti nei villaggi, che è una manifestazione di irriverenza nei confronti del proprietario dell’acqua, nelle credenze antiche Anahita e in quelle odierne Hazrat-e Fātemeh Zahra (A), spargere l’acqua sul seyed e gettarlo nell’acqua sono altri esempi di questa usanza.
Ba salashmāq
Un altro rituale torkmeno per l’invocazione della pioggia è il “ba salashmāq” in cui i giovani portano scompiglio ad un villaggio che ha una sorgente o un fiume e cercano di prendere qualche persona tra gli abitanti del posto e di gettarla in acqua oppure con un secchio gettano l’acqua su di loro (una sorta di rappresentazione simbolica del sacrificio per il fiume).
In questa situazione soltanto i compagni della persona presa hanno il diritto di aiutarla e di metterla in salvo.
5-Ricorso alle pietre “portatrici di pioggia”: mettere le pietre in una posizione particolare accanto ai sepolcri e ai santuari.
In alcune zone accanto ai sepolcri e ai santuari ci sono delle pietre che secondo la credenza popolare se vengono collocate in una posizione particolare favoriscono la caduta della pioggia.
Ad esempio in un villaggio presso Sareyn (regione di Ardebil) accanto ad un santuario c’è una grande pietra che nei periodi di siccità prolungata la gente sposta e getta nel fiume aspettando che piova.
Se piove la pietra viene rimessa al proprio posto con cerimonie particolari. Altri esempi si trovano a Kadkan (regione Khorāsān Razavi) dove accanto al santuario “Pir Yāhu”, situato su una montagna, c’è una grande pietra bianca che la gente quando compie il rituale della zuppa della pioggia, sposta un po’ e poi prega e invoca la pioggia oppure nella zona dei Bakhtiāri e nella linea di divisione tra la dimora estiva e quella invernale, c’è un mausoleo chiamato Shāh Qotb Al-Din molto venerato dal popolo. Accanto a questo santuario ci sono 3 pietre cilindriche e sulla punta di ognuna si vede una piccola cavità.
Quando c’è la siccità le persone accanto a queste pietre che ritengono portatrici di pioggia, mentre sacrificano una mucca e una pecora pregano affinché piova.
6-Sciogliere l’incantesimo: ricorso alla magia come dare fuoco alla corda per liberare la pioggia dal vincolo che la trattiene
Nello scioglimento dell’incantesimo o nella la liberazione della pioggia dal vincolo che la trattiene gli elementi di magia hanno un ruolo. Ad esempio nel Lorestān (regione Fārs) si svolge il rituale “bastan-e chehel kachalān (lett: legare 40 calvi) in cui nella notte alcune ragazze si riuniscono e una di loro prende una corda, si siede nel mezzo e ognuna delle ragazze fa il nome di alcuni calvi tra gli abitanti del proprio villaggio o degli altri villaggi a condizione che siano conosciuti.
La ragazza con la corda alla mano secondo il nome di ogni calvo, fa un nodo alla corda e poi una delle ragazze ruba una brocca dalla casa di un’ anziana gelosa. Allora la ragazza che ha fatto il nodo va su un tetto la cui grondaia è rivolta verso la qibla (direzione della Mecca) e mentre pronuncia delle parole brucia la corda, versa l’acqua della brocca su di essa e infine rompe la brocca.
Si ritiene infatti che così facendo l’incantesimo della pioggia venga sciolto. A Jahrom (regione Fārs) si svolge un’usanza simile a quella di“legare 40 calvi”,con la sola differenza che dopo aver dato fuoco alla corda, le sue ceneri vengono gettate in un recipiente rubato che viene legato alla grondaia rivolta verso la qibla oppure vi passano sotto mentre a Fasā (regione Fārs) le ceneri della corda vengono gettate nell’acqua che scorre.
Nel villaggio di Chugām (regione Gilān) secondo il nome di 7 calvi fanno 7 nodi alla corda e li legano all’albero, poi con l’intenzione di picchiare i calvi battono sulla corda con un bastone di legno. Nel villaggio di Maklavān (regione Gilān), scrivono il nome dei calvi sulla corteccia di un tipo di albero e la appendono ad un altro albero.
A Shahre Kord (regione Chahar Mahāl e Bakhtiāri), secondo il nome di 40 calvi legano con una corda 40 pezzi di legno, poi appendono la corda ad un muro e con un bastone battono sui pezzi di legno. Una persona si fa garante dei calvi affinché non vengano bastonati e promette che tra qualche giorno pioverà.
A Masjed Soleimān (regione Khorāsān) il nome dei calvi viene scritto su un foglio e questo viene appeso ad un albero e così facendo si crede che dopo qualche giorno pioverà.
La gente dell’isola di Qeshm (regione Hormozgān) considera la siccità come derivante dal fato e dalla sfortuna che attraverso i Peri danneggia gli uomini e per allontanarla una parte del cibo preparato con la carne di un animale sacrificato viene presa per darla ai Peri e posta in un angolo del cortile della moschea. Essi non salano questo cibo perché sono convinti che i Peri non gradiscono il sale; in questa stessa zona gli uomini di colore vanno fuori dalla città, preparano del cibo senza sale e lì lo versano per terra affinché le creature che hanno legato la pioggia la liberino.
Bruciare il cranio di un asino morto e il gettare le ceneri nel canale o nell’acqua che scorre, scrivere su un foglio e sulla pietra e appenderlo all’albero o gettarlo nell’acqua, rubare una brocca dalla casa di uno degli uomini del governo o da colui che lava i cadaveri, i chiromanti e i veggenti o ancora seppellire il cranio di un mulo morto nel cimitero ecc…sono altre azioni che vengono compiute per sciogliere l’incantesimo della pioggia.
7-Invocazione della pioggia con l’asino: dare affetto e attenzioni all’asino truccandolo e abbellendolo utilizzando stoffe preziose e gioielli.
Andando contro l’interpretazione secondo la quale ci si serve del cranio dell’asino come coadiuvante delle forze del male, in alcuni riti di invocazione della pioggia dell’Iran all’asino vivo come ausiliare delle forze che portano la pioggia vengono riservate attenzioni particolari.
Ad esempio a Anārak (regione Esfahān) un asino viene truccato con il kohl (ricavato dall’antimonio) e una polvere rossa, viene abbellito con stoffe preziose e gioielli; poi in gruppo lo portano su una montagna, lì festeggiano ballando e dopo ritornano al villaggio e lo fanno girare nel vicolo; infine dividono con i poveri la zuppa della pioggia preparata in precedenza.
A Kāshmar (regione Khorāsān Razavi) legano al collo dell’asino fazzoletti colorati e la persona in sella all’asino suona il tamburello; anche i giovani del posto ballando e applaudendo mentre cantano lo accerchiano e lo portano all’hammam.
Qui gettano dell’acqua sulla testa dell’animale e ancora ballando e cantando tornano al qanāt del villaggio e lavano di nuovo l’asino. La cosa interessante è che in quello stesso tempo bruciano il cranio di un asino morto su cui sopra è stata scritta qualche maledizione.
A Dezful (regione Khuzestān) un asino bianco viene condotto accanto ad un santuario e gli vengono legate le zampe. Una persona con una mannaia fa finta di ucciderlo ma in quel momento arriva qualcuno che si fa garante dell’asino che per esempio piova dopo tre giorni.
In alcune zone al posto dell’asino viene utilizzata una mucca che viene truccata e abbellita con gioielli.
8- Divinazione: ottimismo e compimento di azioni divinatorie e presagio
Uno dei meccanismi sociali che in condizioni difficili facilita la sopportazione delle difficoltà, è l’ottimismo e il presagio di situazioni buone future. In alcune zone dell’Iran nei periodi di siccità, la messa in atto di comportamenti divinatori e il presagio è molto diffusa; ad esempio nel villaggio di Jahre (regione Fārs) quando la caduta della pioggia tarda a venire, la gente la notte del sabato origlia alle porte delle case e questo è un tipo di divinazione.
Per fare ciò le persone si mettono ad origliare alla porta di tre case, se all’interno si parla di pioggia, acqua o latte, secondo loro pioverà, se invece il dialogo verte sulla fame e sulla sete, questo viene interpretato come il prolungamento della siccità e della mancanza di pioggia.
A Neishābur (regione Khorāsān Razavi) i bambini al termine del rito “chuli fazak”, accumulano da una parte le cose da mangiare che hanno raccolto girando di casa in casa. La gente, considerando il colore del cibo, dà diverse interpretazioni sulla caduta della neve e della pioggia.
Se le pietanze sono per lo più di colore bianco, allora è segno che nevicherà, se sono per lo più gialle e dorate, cioè come del colore del grano e dell’orzo, è certo che pioverà fortemente.
In un altro luogo la gente prepara un tipo di pane su un lato del quale fa un segno con il dito e lo getta dall’alto di una montagna nell’acqua di una sorgente che scorre alla base della montagna; se questo pane cade nell’acqua dalla parte del segno certamente cadrà la pioggia, altrimenti non pioverà per un certo periodo.
A Sabzevār (regione Khorāsān Razavi) la gente bruciando la testa dell’asino, sceglie un uomo robusto che viene bendato e a cui viene dato un bastone; poi viene fatto girare intorno a se stesso per 3 volte; egli con gli occhi chiusi deve trovare la testa dell’asino e con il bastone deve colpirlo fortemente per tre volte; se a causa di questi colpi la testa dell’animale cade nel torrente è un segno buono basato sul fatto che dopo 3-4 giorni pioverà, in caso contrario la siccità continuerà.
9-Portare in giro le bare e lo stendardo: compiere azioni come portare in giro le bare, lavarle e ruotare lo stendardo
Portare in giro le bare, lavarle e ruotare lo stendardo sono azioni che fanno parte di altre usanze per invocare la pioggia e che si svolgono con modalità simili. Per esempio a Shahr-e Gerāsh (regione Fārs) un gruppo di donne e di uomini fa stendere dentro una bara un bambino dagli 8 ai 10 anni; sopra di essa viene messa una stoffa bianca, la bara viene caricata sulle spalle e la gente, cantando la canzone che invoca la pioggia, va fuori città.
A Ferdous (regione Khorāsān meridionale) quattro ragazze nubili, caricata una bara sulle spalle e portata davanti ad un canale, la posano lì finché l’acqua passi sotto la bara, usanza che a Tabriz gli anziani eseguono portando la bara ad una sorgente oppure ad Esfahān (regione Fārs) un gruppo di uomini insieme ad un mullah della città che si è messo sulle spalle una tunica al rovescio, si carica la bara sulle spalle e con i piatti, il tamburo, la tromba e lo stendardo si dirige verso il luogo della preghiera collettiva della città recitando una poesia di invocazione della pioggia;
Anche a Shushtar (regione Khuzestān) nel mausoleo “Maqām Hossein” c’è una palma e nei periodi di siccità e per invocare la pioggia un gruppo di donne si reca là, se la carica sulle spalle e si dirige verso un altro Imāmzādeh.
Il ruotare lo stendardo che in Iran ha un lungo passato e rispecchia il comportamento religioso della gente, come l’usanza di portare in giro la bara, si svolge con tradizioni diverse. Ad esempio in alcune zone del Khorāsān, tra un gruppo di bambini ne viene scelto uno come “maestro” che si mette sulle spalle lo stendardo; anche gli altri si mettono in cammino dietro di lui recitando poesie per invocare la pioggia e si dirigono verso le case della gente.
Essi raccolgono un po’ di cibo con cui preparano la zuppa che poi condividono tra loro e con gli altri. In un altro luogo prendono un legno alto e lo avvolgono con 40 pezzi di stoffa e lo chiamano “alam-e chāl ghis”(stendardo dalle 40 trecce) e la gente mentre recita poesie per invocare la pioggia fa girare questo stendardo.
Un rituale chiamato “alam bandi” e “alamvācini”(apertura della stendardo) in alcune zone della regione Gilān si svolge soltanto nei periodi di siccità e con lo scopo di richiedere la pioggia.
10-Kusegardi: far girare le persone glabre e particolari nel quartiere
Kusegardi o kusegelin o ancora kuse barneshatan è tra i rituali più antichi e vari che era diffuso in Iran ed era legato alla richiesta di benedizione e di pioggia. In molte zone dell’Iran come l’Azerbāijān, Ardebil, Zanjān, Kurdistān, Hamedān e Arak ha luogo un rituale dal nome kuse, kusā, kusechupānha e kuse e naghāldi per richiedere la benedizione, l’aumento della fertilità del bestiame e la pioggia.
Qui accenniamo ad alcuni di questi riti:
Hel hele Kuse
Hel hele kuse o kuse gardāni, è un rituale di invocazione della pioggia tra i Bakhtiāri. Questo rito viene eseguito dagli uomini di notte nella stagione di siccità. Una persona che solitamente ha una precedente esperienza in tutti i riti di kuse gardāni, viene scelta come glabro e viene truccato come un mostro, il suo volto viene tinto di nero, due corna vengono messe sulla sua testa, viene vestito con abiti brutti e al suo collo viene appeso un grande catenaccio. Poi mentre alcuni uomini e giovani lo seguono si dirigono verso le porte delle case e delle tende. Durante il tragitto e nel buio della notte, cantano una canzone che si unisce al suono del catenaccio che risuona.
Gli abitanti della casa si avvicinano con una ciotola di farina, un altro dono o del denaro e lo danno al gruppo, nella maggior parte dei casi si tratta di un po’ di farina. I doni vengono messi in una busta che è sulle spalle di uno degli accompagnatori. In questo frangente uno dei membri della famiglia sorprende il gruppo gettando addosso a loro una ciotola di acqua.
Con la farina raccolta viene preparato un grande pane nel cui impasto in precedenza è stata messa una perlina rossa. Il pane viene diviso tra i membri, colui al quale tocca la perlina rossa viene picchiato per finta e in modo simbolico finché uno degli anziani faccia da garante . Egli, dopo aver recitato la preghiera, chiede a Dio che egli non perda la propria reputazione di fronte a queste persone e di concedere la sua benedizione con la pioggia.
Kol ali kuse
Nella regione Chahār Mahāl e Bakhtiāri per invocare la pioggia viene scelta una persona glabra (senza barba e baffi) a cui vengono messi barba e baffi, sulla sua testa viene collocata anche una grande borsa di pelle, viene vestito con abiti larghi e gli viene data una borsa da tenere sulla spalla.
Poi molte persone lo prendono e in gruppo si dirigono verso le porte delle case e iniziano a recitare poesie per richiedere la pioggia. Il proprietario di casa o della tenda getta dell’acqua sulle loro teste e dona loro un po’ di farina o di grano.
Questo si protrae fino alla notte. Poi con la farina raccolta viene preparato un pane al cui interno viene nascosto anche un piccolo legno. Quando il pane viene diviso per essere consumato alla presenza del gruppo, colui che trova il legno viene preso e picchiato finché giunga una persona che garantisca per lui e dica che per esempio tra un certo giorno pioverà. Se fino al giorno stabilito non piove il garante viene picchiato finché non giunge un’altra persona che prenda il suo posto. Questo fatto si protrae fin quando non piove.
Shāh Bārun (Il Re della pioggia)
A Bāft, Kermān durante la siccità i contadini sceglievano una persona come “re della pioggia” che era responsabile dello svolgimento del rituale che aveva lo stesso nome. Essi di solito sceglievano qualcuno che da piccolo era caduto nell’acqua e si era salvato. Il re della pioggia sceglieva anche un ministro per se stesso e gli altri contadini venivano considerati i suoi soldati.
Il re della pioggia indossava un alto cappello di pelle o di carta, un mantello al rovescio, una tracolla fatta con le ossa e le costole di pecora e metteva al collo le corna della mucca e del camoscio. Appendeva un setaccio nella parte destra e un grande e lungo osso in quella sinistra e prendeva in mano una spada: poi si tingeva di bianco il volto con la farina e le guance di nero con la fuliggine.
I suoi soldati lo facevano sedere su un trono portante che si caricavano sulle spalle e di notte lo facevano girare nei vicoli; li accompagnava anche un gruppo con strumenti e con il tamburo. Il re della pioggia lungo il tragitto recitava poesie invocando la pioggia e la gente dopo ogni emistichio ripeteva delle parti di queste poesie.
Nella prima notte di questo rito queste persone a qualunque casa arrivavano, il proprietario spargeva dell’acqua su di loro, la seconda notte la gente ai soldati del re della pioggia in ogni casa dava loro uno o due rami, la terza notte gli abitanti di ogni casa offrivano un po’ di farina, grano, denaro o qualcosa da mangiare.
Se durante queste tre notti pioveva, tutti si rallegravano; altrimenti con i doni della gente preparavano un tipo di pane e in esso mettevano una perlina e lo dividevano tra la gente. Chi trovava la perlina veniva legato ad un albero come peccatore e responsabile della mancanza di pioggia e veniva picchiato fortemente finché arrivava un anziano e diventava il suo garante promettendo che presto sarebbe piovuto.
Se entro il giorno specifico non pioveva, nuovamente il peccatore o il suo garante veniva legato all’albero e picchiato. Questo rito nella città di Bāft viene chiamato “Luk bāzi”e il personaggio che accompagna anche un’altra persona si chiama “zan-e Luk”.
Il rito Kuse gardāni con nomi diversi, con gli stessi principi ma con delle differenze negli abiti, negli strumenti, nei vari personaggi e persino con l’utilizzo di bambole simboliche e di quadrupedi come il cavallo è sempre lo stesso; in altre zone si svolge anche in maniera più semplicata o in maniera più particolareggiata.
Il rito kuse gardāni e il preparare il pane o l’halvā che è una parte di esso in alcune zone si è mutato in due riti indipendenti e ognuno si svolge da solo e persino ad est, in particolare nelle zone centrali, meridionali e orientali del Khorāsān, il personaggio del re della pioggia è uno spaventapasseri con l’aspetto di uomo che viene preso sulle spalle e il rito viene eseguito. Anche l’usanza della perlina in queste zone, nell’insieme dei riti per invocare la pioggia, è stata preservata.
Habarse
La gente di Buyer Ahmad nella regione Kohgiluyeh e Buyer Ahmad chiama le preghiere della pioggia “Habarse”. Quando la pioggia non cade da tanto tempo e la gente si trova coinvolta con la mancanza di acqua, un grande numero di persone di ogni villaggio appena giunge la notte si riunisce, ognuno prende in mano due pezzi di pietra e in gruppo si mettono in cammino e mentre battono insieme le pietre recitano una poesia per invocare la pioggia.
Vanno alla porta di ogni casa e le persone gettano su di loro una ciotola di acqua e loro recitano un’altra poesia; con la farina raccolta preparano un impasto e vi mettono dentro tre sassolini, poi con l’impasto fanno un rotolo e le persone volontariamente lo prendono. La persona che è responsabile dell’impasto sa chi ha preso il rotolo contenente i sassolini. Perciò lo scopre e dà il rotolo a quelli intorno affinché lo esaminino poiché essi credono che sia colpa proprio di questa persona se finora non è piovuto.
Quindi iniziano a picchiarlo finché una o due persone di fiducia diventano garanti e promettono che in un tempo stabilito (da 3 a 7 giorni) pioverà. Allora lo lasciano, se in questo lasso di tempo non piove prendono il garante e picchiano anche lui finché arriva una terza persona che prende il suo posto.
Questo avvenimento si protrae con queste modalità finché non piove.
11-Portare in giro la bambola: portare in giro la bambola con le sembianze di una donna e spargere acqua su di essa
Una delle usanze molto diffuse per richiedere la pioggia è quella che le donne e le ragazze per invocare la pioggia, creano una bambola con le sembianze di donna e in alcuni casi queste o dei bambini la prendono come “atalu”, si recano alle porte delle case e mentre recitano poesie per invocare la pioggia, chiedono alla gente ciò di cui hanno bisogno. Gli abitanti di ogni casa, dopo aver gettato dell’acqua sulla bambola, danno ai bambini quanto richiesto.
I bambini questi generi alimentari come farina, olio, grano o riso o li utilizzano per individuare un responsabile che pensano sia stato la causa della mancata caduta della pioggia, oppure con l’obiettivo che presto pioverà, lo dividono tra i bisognosi; questo rituale dal punto di vista della qualità dello svolgimento ha molte somiglianze con quello del kuse.
Queste bambole nelle varie zone hanno nomi e aspetti vari, ad esempio a Yazd e in alcune città di Kermān, vengono chiamate “Geshniz”, “Geshnizu” o “Gol-e Geshnizu”; in un altro luogo “Shāh Barun”, “Chemchegelin”, “Arus-e chemche”, “Buke Vārāneh”, “Arus-e Bārān”, “Jamjameh (chemche) khātun”, “Dodu”, “Sugelin”e “Yegmurgelin”.
Chemche gelin e chemche khātun
Questa usanza teatrale è diffusa in varie zone dell’Iran come le regioni Gilān e Qazvin e viene messa in scena dai bambini; uno di questi ha in mano un “chemche” o un grande mestolo di legno. I bambini vestono il mestolo con i vestiti di una bambola e lo chiamano chemche gelin (arus-e bārān, sposa della pioggia). Uno dei bambini lo prende in mano e insieme ad altri mentre canta la canzone arus-e chemche e invoca la pioggia, per ricevere doni si reca presso le case.
Ad ogni casa il proprietario getta un secchio o un recipiente di acqua sulla bambola e dà ai bambini un po’ di legumi, qualcosa da mangiare o del denaro. Infine i bambini con ciò che hanno raccolto preparano una zuppa e la dividono tra loro e tra i bisognosi.
Questo rito in modo analogo ha luogo in altre zone dell’Iran con aspetti e nomi simili, solitamente in tutti questi riti viene cantata una canzone in gruppo per invocare la pioggia.
Bambole per invocare la pioggia
Le usanze per richiedere la pioggia in ogni parte di questo paese hanno forme diverse ma in alcune zone bambole di aspetto differente sono elementi fissi nelle preghiere legate alla pioggia; alcune di esse sono le seguenti:
-Atalu
Atalu è il nome di una pseudo-bambola tradizionale che viene creata a Birjand per invocare la pioggia. Atalu Matalu è l’altro nome di questa bambola. Nel dialetto del Khorāsān Atalu significa qualcuno che si veste distrattamente e non si lava. In queste zone questa bambola dopo essere stata creata viene portata in giro nel villaggio mentre si recitano poesie per invocare la pioggia.
Buke Vārāneh
Buke Vārān nel dialetto curdo sta a significare sposa della pioggia. I bambini curdi creano questa bambola per supplicare la pioggia e prendono parte ad una rappresentazione tradizionale e delle bambole particolare ed unica nel suo genere. Buke Vārāneh nelle varie zone si svolge con poesie e riti diversi.
Chuli Qazak
Nella città di Ferdous la bambola della pioggia viene chiamata Chuli Qazak. Vige l’usanza che i bambini prendono in mano la bambola e si incammino verso il campo e i vicoli, recitando poesie e talvolta vanno verso le case e ricevono dal padrone di casa cose da mangiare come: ceci, uvetta e legumi. In alcune città anche le donne vedove svolgono questo rituale in un loro modo particolare.
Infine i bambini gettano acqua sulla bambola e talvolta immergono la sua testa nell’acqua a significare che Dio non li deluderà e pioverà.
Katrā Gishe
La bambola katrā gishe viene creata con un mestolo di legno nella regione Gilān e nelle varie zone di questa regione ha nomi come: katrā gelin, katrā gishe, tork leili e kuku leili.
I bambini portavano in giro la sposa della pioggia per i vicoli del villaggio recitando per lei delle poesie il cui contenuto riguardava la richiesta della pioggia e la descrizione della dura vita della gente. Giravano tutti i villaggi cantando e da ogni casa ricevevano un po’ di riso, qualcosa da mangiare e un recipiente e arrivati ad una rotonda cucinavano e consumavano il cibo insieme.
I recipienti venivano restituiti ma la schiumarola e il mestolo di legno con cui creavano la bambola non lo restituivano al proprietario finché non pioveva.
Chuli Chaghal
Chuli Chaghal, la bambola della pioggia è uno scolapasta o una schiumarola di legno di cipresso che i bambini nei villaggi di Sabzevār e nella zona del Khorāsān occidentale vestono e recitano poesie per invocare la pioggia: essa è stata creata e utilizzata spesso nei rituali religiosi tanto che è diventata resistente, per così dire chaghal. Nel gergo locale di Sabzevār è un’usanza o un tipo di preghiera tradizionale per invocare la pioggia.
I bambini portavano la bambola più che altro alle case dei seyyed o delle persone che portano il nome del Profeta (S), dell’Imam Ali, di Hazrat-e Fātemeh, dell’Imam Hassan e dell’Imam Hossein ed essi gettavano acqua su di essa e donavano ai bambini del grano, della farina e altri dolciumi.
Il rito della preghiera della pioggia nel deserto
Considerando che l’altopiano iraniano è secco e con poca acqua, uno dei problemi principali dei suoi abitanti è il procurarsi l’acqua e questo fatto è stato il motivo dello svolgimento di riti per richiedere la pioggia. Questi si svolgono in maniera individuale come: posizionare delle forbici sotto la grondaia, mettere la pala al rovescio nel fosso delle case, scrivere il nome di 7 o 40 calvi e fare il nodo ad una corda ed appenderla alla grondaia e in gruppo come il rito “chemche gelin” e “arusi-e qanāt”.
Arusi-e qanāt
Nelle credenze popolari i qanāt o sono maschi o femmine, perciò in alcune zone dell’Iran tra cui i villaggi di Arāk, Tafresh, Malāyer, Tuyserkān, Mahallāt, Khomein, Golpayegān, Delijān, Chahār Mahāl, Esfahān, Dāmghān, Shahrud, Yazd e Shahre Kord, quando l’acqua dei qanāt scarseggia, essi li fanno accoppiare. Una volta all’anno lavano il proprio corpo nel qanāt e vi nuotano finché l’acqua che è andata via torni.
Nel rituale del matrimonio del qanāt, veniva scelta un’anziana, una vedova o una ragazza giovane che veniva truccata come una sposa, fatta salire su un cavallo e condotta verso l’acqua con gli strumenti e il tamburo ballando e cantando.
L’officiante accanto all’acqua, contraeva il matrimonio tra i due e poi la gente lasciava la donna sola affinché affidasse il suo corpo nudo all’acqua. Poichè la sposa del qanāt non aveva il permesso di sposarsi, il proprietario del qanāt o la gente della zona si impegnava a sostenerla economicamente ed a garantirle le necessità primarie come il grano e in cambio la donna prometteva in tempi stabiliti di affidare il suo corpo all’acqua, di fare il bagno o le abluzioni e anche nelle stagioni fredde la donna faceva le abluzioni in quell’acqua.
Oltre ai casi citati sopra, ne esistevano e ne esistono altri che in tutti i posti attirano meno l’attenzione, ad esempio: la gara del tirare la corda tra le donne e gli uomini (se vincevano le donne sarebbe piovuto), ricorso ai dervisci e richiesta di farli suonare e cantare, strofinare due pezzi di pietra da parte dei bambini di fronte alle case e richiesta di farina per preparare il pane, leggere il Corano da parte di 40 persone nella moschea, mettere nella mano di una persona deceduta un mazzo di erbe o erba verde nel momento della sepoltura, conficcare un’asta di ferro in un’antica tomba da parte di una donna anziana e tirarlo fuori da parte di una bambina tra i 7 e gli 8 anni, far penetrare un chiodo da parte di una bambina nella bara delle persone decedute ecc..

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