Shâm-e Gharibân

Shâm-e Gharibân è una cerimonia di lutto che si svolge al tramonto del giorno di Âshurâ. Alcune usanze particolari, come accendere le candele o sedersi nel buio, rendono diverso il lutto di questa notte con quello di altre notti del Moharram. Shâm-e Gharibân più o meno è come un raduno di preghiera, con la differenza che qui non si accendono le lampade e si dà un po’ di luce al luogo della riunione con l’accensione di qualche candela. I gruppi dei partecipanti alle cerimonie di lutto non prendono lo stendardo e il vessillo, non si battono il petto e non fanno uso di catene, piuttosto in file più o meno ordinate vanno verso il luogo del raduno con i colletti aperti, in silenzio e con solennità e camminano afflitti o si siedono. Alla fine viene recitato un sermone che è più che altro legato agli eventi dell’ undicesima notte del Moharram dell’anno 61 dell’Egira lunare e al destino dei membri della famiglia dell’Imam Hossein. In questa commemorazione vengono impiegati bambini e fanciulli come esempio vivente degli episodi dell’Âshurâ. Questa cerimonia è un ricordo della diaspora della famiglia (Ahl al Beit) dell’Imam Hossein, dei prigionieri e dei bambini scampati alla tragedia di Karbala che al tramonto del giorno di Âshurâ, si trovarono senza un rifugio nell’oscurità della notte, nel deserto di Karbala. Il rito Shâm-e Gharibân viene celebrato in tutto l’Iran. Anche nel santuario dell’Imam Reza si svolge in maniera particolare. In questa notte il personale del santuario sta in piedi intorno ad una delle più grandi arene e prende in mano le candele. Uno di loro in mezzo alla folla salmodia e anche la gente prende le candele in mano oppure ciascuno mette le sue in mezzo al grande vassoio al centro dell’arena.