Ogni anno, il 3 luglio, l’Iran ricorda questo tragico evento .
Il crudele bombardamento della scuola elementare femminile Shajareh Tayyabeh di Minab, avvenuto il 28 febbraio 2026 per mano statunitense, ha sconvolto e commosso il mondo, ma non rappresenta certo il primo crimine ingiustificabile perpetrato dagli Stati Uniti, né il solo barbaro affronto alla nazione iraniana. Proprio il 3 luglio, infatti, ricorre l’anniversario dell’abbattimento di un volo civile iraniano da parte delle forze armate statunitensi, avvenuto nei cieli del Golfo Persico nel 1988, in una fase di alta tensione internazionale in cui Washington aveva intensificato la propria presenza militare adducendo il pretesto di una presunta “minaccia iraniana”.
Fu l’incrociatore lanciamissili della Marina statunitense USS Vincennes, posizionato in acque territoriali iraniane, a bersagliare e distruggere l’aereo di linea Iran Air 655, in volo commerciale tra Bandar Abbas e Dubai con 290 persone a bordo. Tutti i passeggeri e i componenti dell’equipaggio persero la vita, compresi 66 bambini. Ciononostante, gli Stati Uniti – sebbene si autoproclamino paladini dei diritti umani – non si assunsero affatto la piena responsabilità morale e legale dell’accaduto. L’amministrazione americana difese ostinatamente l’operato dei propri soldati, trincerandosi dietro l’implausibile giustificazione di aver scambiato un Airbus A300 per un caccia militare. Non giunsero mai scuse ufficiali, un atteggiamento riassunto perfettamente dall’allora vicepresidente George H. W. Bush, che a poche settimane dalla strage dichiarò con palese disprezzo: “Non mi scuserò mai per gli Stati Uniti, non mi interessa quali siano i fatti”. L’anno successivo, quasi in segno di sfregio, il comandante della USS Vincennes, William C. Rogers III, e i membri del suo equipaggio vennero persino decorati per il loro servizio. La medesima nazione che si erge a garante della stabilità globale, dunque, premiò apertamente un attacco condotto contro civili inermi.
La brutalità di tale atto colpì non solo la nazione iraniana, ma assunse i contorni di un dramma internazionale. Tra le 290 vittime, infatti, vi era anche un cittadino italiano: il tecnico Antonio Caputo, in viaggio di ritorno dall’Iran proprio nel giorno del suo venticinquesimo anniversario di matrimonio. La stampa italiana dell’epoca diede voce allo strazio della famiglia; in un’accorata intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica il 7 luglio 1988, la moglie Angela smontò con lucidità e dolore la versione statunitense: “È impossibile che con tutti i loro strumenti supersofisticati non abbiano riconosciuto che quello era un aereo civile. Non è stata una fatalità. […] E poi, tutti quei bambini morti innocenti: è mostruoso quello che hanno fatto”. Una testimonianza che, ancora oggi, riecheggia come un richiamo ineludibile alla verità, mettendo a nudo le falsità addotte per coprire il crimine.
Solamente nel 1996, a seguito di un ricorso presentato dall’Iran alla Corte Internazionale di Giustizia, Washington accettò di firmare un accordo bilaterale. In tale sede, gli Stati Uniti espressero rammarico e acconsentirono a versare 131,8 milioni di dollari di risarcimento complessivo, di cui circa 61 milioni destinati direttamente alle famiglie delle vittime iraniane. Si chiuse così formalmente – ma non certo moralmente – la disputa legale, senza tuttavia ammettere alcuna responsabilità giuridica formale per l’accaduto.
Ogni anno, il 3 luglio, la Repubblica Islamica dell’Iran ricorda questo tragico evento non in maniera passiva, ma denunciando attivamente il terrorismo di Stato degli Stati Uniti e ribadendo che tale crimine non può essere né dimenticato né perdonato. Annualmente, i familiari delle vittime, i cittadini e i funzionari locali si riuniscono a bordo di imbarcazioni nel Golfo Persico, nei pressi dell’isola di Hengam e a Bandar Abbas, per gettare migliaia di fiori rossi e bianchi esattamente nel punto in cui l’Airbus fu abbattuto. Nel corso degli anni, inoltre, l’Iran ha emesso diversi francobolli commemorativi dedicati alle vittime del volo IR655 e ha inserito la trattazione di questa tragedia nei libri di testo scolastici, affinché l’immane crimine compiuto dagli Stati Uniti non cada mai nell’oblio della Storia e la memoria delle vittime, iraniane e internazionali, sia preservata in eterno.
