Il 18 maggio l’Iran commemora il poeta e matematico Khayyam.
ʿUmar Khayyam, nato a Nishapur, 18 maggio 1048, è stato un matematico, astronomo, poeta e filosofo persiano.
letteralmente Khayyam significa “costruttore di tende” e tale sembra che sia stata la professione di suo padre è uno dei matematici più illustri dell’Antica Persia. Sommo poeta e matematico eccelso, è noto però più per le sue poesie che per i suoi grandi meriti scientifici.
Vediamo di scoprire i meriti di questo scienziato persiano, nato a Nishapur, in Persia, ora Iran, più di novecento anno fa, quando l’Oriente era il punto di riferimento per artisti e scienziati, all’avanguardia proprio negli studi matematici. Gli anni di Khayyam furono anni di lotte civili e religiose che inevitabilmente, in lunghi periodi della sua vita, gli impedirono di dedicarsi con la serenità indispensabile ai suoi studi portandolo ad un pessimismo che ritroviamo anche nelle sue poesie. E’ lui stesso a raccontare le sue difficoltà, nell’introduzione al suo libro più importante per la matematica, Trattato sulla dimostrazione dei problemi di algebra:
Tra i suoi lavori scientifici più importanti ricordiamo la compilazione di precise tavole astronomiche e il contributo che diede alla riforma del calendario del 1079, un calendario che risulta migliore di quello giuliano e quasi preciso quanto il calendario gregoriano. Ci stupisce la precisione con cui riuscì a calcolare la lunghezza dell’anno: 365,24219858156 giorni.
Khayyam arrivò a risolvere equazioni cubiche attraverso sezioni coniche, stabilendo che non erano risolvibili solo con riga e compasso, un risultato che verrà dimostrato soltanto 750 anni più tardi. Inoltre nel suo Trattato sulla dimostrazione dei problemi di algebra presenta una completa classificazione di queste equazioni. Un altro suo importante risultato, sempre in questo campo, è il riconoscimento che le cubiche possono avere più di una soluzione, ma non sembra che sia arrivato a scoprire che possono avere tre soluzioni. Sarà solo Tartaglia e gli altri matematici del Cinquecento che arriveranno a una completa teoria delle equazioni di terzo grado.
