Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare in un mondo di insicurezze.
Sebbene l’Organizzazione delle Nazioni Unite abbia istituito la Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare quale appuntamento finalizzato ad accendere i riflettori sull’importanza di mangiare bene, i fatti di cronaca del mondo, specialmente i più recenti, riportano l’attenzione su come la sicurezza alimentare non sia affatto garantita laddove gli occhi di gran parte del mondo faticano a posarsi.
Ne è un esempio Gaza, dove la crisi alimentare ha raggiunto livelli catastrofici ed è considerata dalle agenzie internazionali una delle emergenze nutrizionali più gravi della storia recente. Secondo i dati ufficiali della classificazione IPC (Integrated Food Security Phase Classification) e delle principali agenzie delle Nazioni Unite, come il World Food Programme (WFP) e l’UNICEF, oltre l’80% della popolazione si trova in uno stato di insicurezza alimentare acuta o in condizioni di vera e propria catastrofe umanitaria. Il blocco prolungato dei flussi commerciali perpetrato dal regime sionista, la distruzione sistematica del tessuto agricolo locale (che ha reso inagibile quasi il 98% dei terreni coltivabili) e le gravissime restrizioni all’accesso degli aiuti umanitari hanno provocato il collasso totale dell’intero sistema di approvvigionamento.
Proprio degli esperti delle Nazioni Unite, organizzazioni non governative globali (come Amnesty International e Human Rights Watch) e la Corte Penale Internazionale (CPI) hanno denunciato a più riprese l’uso deliberato della fame come metodo di sottomissione e coercizione militare, una pratica esplicitamente vietata dal diritto internazionale umanitario e configurabile come crimine di guerra. Secondo i rapporti delle agenzie ONU, questa strategia si è articolata attraverso il blocco quasi totale dei valichi di frontiera, il taglio delle forniture idriche ed elettriche necessarie alla conservazione dei cibi e il bombardamento sistematico di panifici, mercati e terreni agricoli.
Occorre dunque, in questa particolare giornata, non limitarsi a pronunciare e condividere vuoti slogan inefficaci, ma pretendere azioni concrete dalle organizzazioni nazionali e internazionali affinché l’utilizzo della fame quale metodo di sottomissione e oppressione sia globalmente denunciato e scongiurato. Giornate come questa dovrebbero tramutarsi in un faro puntato su quegli angoli di mondo dove la fame è divenuta una triste quotidianità, cosicché il mondo intero possa distaccarsi dagli schemi astratti per abbracciare l’amara realtà della storia contemporanea.
