Comunicato del Ministero della Cultura a seguito del martirio della Guida della Rivoluzione.
«In verità a Dio apparteniamo e a Lui faremo ritorno»
La notizia del martirio del saggio Guida della Rivoluzione Islamica, Sua Eminenza il Grande Ayatollah Martire Sayyid Ali Khamenei, per mano dell’America criminale e del regime sionista, ha immerso l’Iran in un lutto immenso e storico; un dolore che non rappresenta solo l’afflizione di una nazione, ma una ferita profonda nel corpo di tutti i popoli liberi del mondo.
Oggi la statura dell’Iran è segnata dal dolore, ma non è piegata. Un uomo della stirpe della fede e della fermezza, che ha dedicato la propria vita al campo del jihad culturale, politico e spirituale per la dignità di questa terra, ha infine ricongiunto la promessa del suo Amato. Egli, che per lunghi anni ha vissuto con condotta combattiva, ha infine vergato con il proprio sangue l’ultima riga della sua vita terrena con la più nobile delle grafie.
Il Ministero della Cultura porge le sue più sentite condoglianze per questa tragedia straziante alla nobile nazione iraniana e dichiara che la memoria e il cammino di questo grande combattente rimarranno impressi nella trama e nell’ordito della cultura di questa terra. I nemici hanno creduto che, colpendo una singola persona, avrebbero arrestato il corso della storia; ignari del fatto che la Rivoluzione Islamica non poggia sulle spalle di un individuo, ma su quelle di una nazione fedele e consapevole.
Proprio come dopo la dipartita dell’Imam Khomeini (che la misericordia di Dio sia su di lui), la bandiera della Rivoluzione è rimasta ininterrottamente issata, anche oggi questo vessillo non cadrà a terra. Il sangue dei martiri non è la fine del cammino, bensì l’inizio di un nuovo capitolo di risveglio e fermezza.
Invochiamo da Dio Altissimo per l’illustre Martire l’elevazione dei gradi spirituali e la compagnia dei santi, e per la grande nazione iraniana chiediamo pazienza, pace e perseveranza.
