I primi giorni di luglio in Iran ricorre la Festa di Tirgan.
Un’antica ricorrenza tradizionale di inizio estate che celebra l’acqua, la pioggia e la fertilità. Questa festa affonda le sue radici nella tradizione zoroastriana e si lega alla leggenda di Tishtrya, divinità della pioggia che combatte contro Apaosha, il demone della siccità, sì da portare l’acqua e la vita nei campi riarsi, e di Arash l’Arciere, l’eroe leggendario che scagliò una freccia dal monte Damavand per definire i confini dell’Iran, ponendo fine ad una sanguinosa guerra e propiziando il ritorno di una pioggia benedetta sul Paese.
In particolare, la leggenda di Arash si colloca durante il regno del mitico re persiano Manuchehr, allorquando l’Iran si trovava da oltre sessant’anni in una logorante e sanguinosa guerra contro il regno rivale del Turan, guidato dal re Afrasiab. Le truppe di Turan erano riuscite a circondare l’esercito persiano, spingendolo alla resa e imponendo una forte umiliazione morale ed economica al Paese. Per porre fine alle ostilità senza spargere altro sangue, i due sovrani concordarono un patto insolito e di natura divina: un arciere iraniano avrebbe dovuto scoccare una freccia dalla cima di una montagna, e il punto esatto in cui il dardo fosse atterrato avrebbe segnato il nuovo e definitivo confine tra i due imperi. Il mattino seguente, Arash salì sulla cima del sacro monte Damavand e tese l’arco con un’energia sovrumana, per poi scoccarla prima di accasciarsi al suolo senza vita. Sostenuto dai venti divini guidati da Tishtrya, il dardo compì un tragitto leggendario che durò ore (secondo alcune versioni, addirittura giorni), volando oltre le pianure per centinaia di miglia, fino ad atterrare sull’altra sponda del lontano fiume Oxus (l’odierno Amu Darya), conficcandosi nella corteccia di un maestoso albero di noce. Questo miracoloso tiro non solo restituì all’Iran una vastissima porzione di territorio, ma pose fine alla guerra portando una pace duratura e ponendo fine alla grande siccità che tormentava il Paese, facendo finalmente cadere la pioggia.
Oggi la festa viene vissuta con grande trasporto in diverse regioni dell’Iran, come il Mazandaran e il Khorasan, celebrando principalmente l’elemento dell’acqua: le persone amano riunirsi all’aperto per spruzzarsi e gettarsi acqua a vicenda, un rito allegro che serve sia a rinfrescarsi dalla calura estiva sia a invocare la pioggia. L’atmosfera si arricchisce poi con canti, balli tradizionali e la lettura dei versi del celebre poeta Hafez, il tutto accompagnato dalla preparazione di specialità gastronomiche estive, come la zuppa di spinaci e il dolce budino di riso allo zafferano.
