Una festa per la giustizia e la sovranità della morale.
In questi giorni, noi iraniani musulmani celebriamo una grandiosa ricorrenza: l’Eid al-Ghadir, una festività in cui il nostro Profeta ha proclamato il compimento della sua missione e la piena diffusione di tutti i suoi insegnamenti. La sua ultima fondamentale esortazione è stata quella di seguire i giusti e gli equi; a tal fine, egli ha raccomandato a tutti noi uno dei suoi migliori discepoli, Ali ibn Abi Talib. Questo invito a seguire il suo esempio rappresenta un simbolo della necessità e dell’importanza della giustizia, dell’integrità e della competenza per i governanti e i dirigenti. Chi era in realtà l’Imam Ali (su di lui la pace) e perché celebriamo la sua guida spirituale ed etica?
Torniamo indietro nella storia, intorno al 657 d.C. Le strade di Kufa erano animate e il mercato era affollato. Un uomo di fede ebraica stringeva tra le mani un’armatura, cercando un acquirente. All’improvviso, lo sguardo del Comandante dei Credenti, Ali, cadde su quell’oggetto e le linee familiari incise sull’armatura ripresero vita nei suoi ricordi: era la stessa armatura che era andata smarrita lungo la via per la battaglia di Siffin (uno dei conflitti interni durante il periodo del governo di Ali).
Ali si avvicinò e disse con serenità: «Questa è la mia armatura; non l’ho venduta né l’ho donata a nessuno.»
L’uomo ebreo, vedendo l’insistenza del califfo, pur mostrandosi confuso adottò un tono fermo: «Quest’armatura è nelle mie mani e mi appartiene! Se hai una rivendicazione, andiamo dal giudice.»
Il capo dello Stato islamico, senza fare alcun uso del proprio potere politico o militare, accettò. Entrambi si recarono al tribunale del “Qadi” (il giudice), il quale, vedendo entrare il califfo, fece per alzarsi in piedi in segno di profondo rispetto, ma lo sguardo serio di Ali lo spinse a rimanere seduto.
Il giudice si rivolse ad Ali e chiese: «O Abu al-Hasan, hai testimoni a sostegno della tua rivendicazione?»
Ali sorrise e rispose: «Ho un testimone giusto, mio figlio Hasan. Tuttavia, so che la testimonianza di un figlio a favore del padre non è ammissibile nel tuo tribunale. Pertanto, non ho testimoni.»
Il giudice, consapevole che sotto il governo di Ali la legge era sovrana e superiore alla carica del califfo, si rivolse all’uomo ebreo e dichiarò: «Poiché l’attore non ha testimoni, l’armatura appartiene a te.»
L’uomo ebreo prese l’armatura e si diresse verso il mercato. I suoi passi, tuttavia, si facevano sempre più pesanti. La sua coscienza si era risvegliata. Pensò tra sé: «La massima autorità di un governo viene in tribunale su un piano di assoluta uguaglianza con me, uno straniero; il suo stesso giudice emette una sentenza contro di lui ed egli si sottomette alla legge con totale armonia e rispetto? Questo non è il comportamento di un comune sovrano: questo è il costume dei profeti.»
Tornò precipitosamente sui suoi passi, riconsegnò l’armatura e esclamò: «Lo giuro su Dio, questa è la vostra armatura, caduta dal vostro cammello, e io l’ho raccolta. Attesto che non c’è divinità all’infuori dell’Unico Dio e che Muhammad è il Suo Messaggero.
Ali, rallegrandosi sinceramente per il suo ravvedimento, gli donò l’armatura e un cavallo di grande valore. Quest’uomo, all’apice del suo potere, si considerava il padre degli orfani e affermava che se sotto il suo governo, a causa di ingiustizia o insicurezza, fosse stato recato danno a un cittadino, a una donna musulmana o a una donna appartenente a una minoranza religiosa protetta, e qualcuno morisse di dolore e indignazione dopo aver appreso tale notizia, ciò sarebbe stato pienamente comprensibile e giustificato.
Molte di queste posizioni, della sua condotta politica, delle sue strategie e visioni sulla corretta amministrazione dello Stato si trovano nell’opera “Nahj al-Balagha” (La via dell’eloquenza), che nella storia è stata, è e sarà sempre un manifesto di giustizia, etica politica e buon governo.
Noi, ispirandoci ai valori di Ali ibn Abi Talib, auguriamo pace e giustizia a tutti i popoli del mondo, esprimendo gratitudine verso ogni governante giusto e rifiutando fermamente ogni forma di oppressione.
