Pratica e Devozione nel Misticismo Persiano.
Un viaggio attraverso le tre dimensioni dell’essere corpo, parola e cuore per ritrovare l’Unità e l’Amore Assoluto, secondo la visione del gnosticismo iraniano-islamico.
La spiritualità, proprio come il misticismo, possiede due dimensioni: un mondo teorico e uno pratico. La spiritualità teorica che si esprime nella cosmologia, nell’antropologia e nella teologia islamica ha radici inestirpabili nell’antica letteratura persiana. Queste teorie mistiche ci offrono una visione del mondo profondamente unificata e ci presentano l’essere umano come la perla della Creazione.
Questo universo, al di là di tutta la sua frammentazione e molteplicità, ha uno scopo e una meta verso cui ogni creatura è in viaggio. Nessun punto dell’esistenza è immobile; tutto viaggia verso il Creatore. E in questo pellegrinaggio, l’essere umano è il viandante per eccellenza. I grandi maestri sono semplicemente coloro che hanno percorso questo cammino più a fondo. Come disse il saggio poeta persiano Sa’di nel XIII secolo:
“Al mondo sono felice, perché il mondo è felice grazie a Lui. Sono innamorato dell’intero universo, perché l’intero universo emana da Lui.”
Oggi, però, non vogliamo soffermarci sulle affascinanti teorie mistiche dell’Iran e dell’Islam, ma vogliamo introdurvi a una parte essenziale del misticismo pratico (Erfan-e Amali). Ogni autentica scuola spirituale possiede un campo vasto e affascinante dedicato a coloro che si mettono in cammino: lo chiamiamo “pratica e cura di sé”, ovvero l’esercizio per l’elevazione dell’anima.
Nella tradizione del misticismo pratico iraniano-islamico, l’essere umano è visto come una creatura a più strati. Il cammino spirituale non significa reprimere o ignorare una parte della nostra esistenza, ma allineare e armonizzare i diversi livelli dell’essere per dirigerli verso la Sorgente.
Questi tre livelli sono il Corpo (la dimensione fisica), la Parola (il ricordo) e il Cuore (la verità interiore). Essi rappresentano tre strumenti e tre tappe di un unico percorso di sublimazione.
1. Il Primo Strumento: Il Corpo (Leggerezza, non mortificazione)
Nel misticismo islamico e iraniano, il corpo è la “cavalcatura dell’anima”, non il suo nemico. Pertanto, a differenza di alcune scuole ascetiche che considerano il corpo intrinsecamente malvagio e ricorrono a pratiche estreme o dannose, l’approccio islamico verso il corpo è caratterizzato da profondo rispetto ed equilibrio.
La Purificazione (Taharat): Il primo passo del cammino è la purezza esteriore (le abluzioni rituali, la pulizia degli abiti e del cibo). La purificazione del corpo riduce la pesantezza della materia e lo prepara a riflettere la luce spirituale.
La Leggerezza del Digiuno: L’astinenza e la moderazione nel cibo (incluso il digiuno) creano uno “spazio vuoto” nel corpo. Questo svuotamento salva il sistema nervoso e la mente dal torpore e dalla pesantezza della digestione, generando uno stato di delicatezza. Ai cercatori spirituali è persino consigliata una relativa astinenza dal consumo di carne. Ancora Sa’di ci ricorda: “Mantieni il tuo interno vuoto dal cibo, / affinché tu possa vedervi brillare la luce della Consapevolezza”.
La Geometria del Silenzio e della Presenza: Nella preghiera notturna e negli stati di meditazione, il corpo sperimenta l’estensione, l’inchino, la prosternazione e la totale immobilità. La prosternazione (toccare la terra con la fronte) è l’apice dell’umiltà del corpo davanti all’Infinito. Queste posizioni fisiche inviano segnali profondi, pompando pace nella mente e nello spirito. Nel misticismo persiano, il silenzio e la solitudine nel cuore della notte (un’ora prima dell’alba) sono le vie maestre per trovare pace e significato.
“Ogni tesoro di felicità che Dio ha donato ad Hafez, / viene dalla benedizione della preghiera notturna e dal canto dell’aurora.” (Hafez)
Attraverso queste pratiche, il corpo smette di essere un’ancora pesante e si trasforma in un cristallo trasparente, che non ostacola il volo dell’anima, ma la accompagna.
2. Il Secondo Strumento: La Parola (Il ponte tra l’Apparente e il Nascosto)
La parola è il ponte di collegamento tra il “corpo esteriore” e il “mondo del significato”. Noi lo chiamiamo Dhikr (o Zikr, il Ricordo). È una parola o una formula sacra che scorre sulla lingua per concentrare i sensi dispersi e negare le distrazioni nate dal caos del mondo.
L’uomo vive costantemente assediato da mille pensieri. Il ricordo verbale, attraverso la ripetizione dei Nomi Divini, distoglie la mente dalla molteplicità e la focalizza su un’unica Verità. Questo suono sacro viaggia attraverso tre stadi:
Il Ricordo Palese (Zikr Jali): La lingua pronuncia le parole a voce alta o sussurrata.
Il Ricordo Nascosto (Zikr Khafi): La lingua si ferma, e la mente continua a ripetere la parola in silenzio.
Il Ricordo del Cuore (Zikr Qalbi): La pratica si trasforma in pura Presenza e Visione.
Nel misticismo pratico, queste formule non sono semplici ripetizioni, ma medicine per l’anima che regolano l’energia interiore. I grandi maestri le hanno classificate in “generali” e “specifiche”. Condividiamo qui alcune delle pratiche universali più preziose:
Il Canto di Giona (La formula per negare l’ego): “La ilaha illa Anta, subhanaka inni kuntu min al-zalimin” (Non vi è divinità all’infuori di Te, gloria a Te, io sono stato un ingiusto). Praticato tradizionalmente per 400 volte in prosternazione, rimuove la tristezza e funge da elisir per “distruggere la torre dell’Ego”, pulendo gli strati oscuri dell’anima.
L’Invio di Luce (Salawat): “Allahumma salli ‘ala Muhammad wa aali Muhammad”. Ripetuto 100 o 1000 volte, addolcisce lo spirito, crea equilibrio nell’umore spirituale e attrae grazia.
La Pratica del Perdono (Istighfar): “Astaghfirullah Rabbi wa atubu ilayh”. Praticata per 70 o 100 volte (specialmente all’alba), pulisce la ruggine dei peccati dallo specchio del cuore.
Il Canto dell’Abbandono: “La hawla wa la quwwata illa billah”. Ripetuto 100 volte, allontana le ossessioni mentali e la disperazione, recidendo la nostra dipendenza dalle illusioni del potere terreno.
L’Invocazione della Vita: “Ya Hayyu Ya Qayyum” (O Vivente, O Sussistente). Praticato per 40 giorni o 40 volte, risveglia il cuore e ravviva l’energia spirituale.
Un invito alla pratica: Vi propongo, in questo momento, di provare interiormente il Canto di Giona, ripetendo insieme l’essenza di queste parole: “Non c’è altra Presenza all’infuori di Te”.
3. Il Terzo Strumento: Il Cuore (Il Sovrano dell’Essere)
Nella terminologia mistica, il “Cuore” (Qalb) non è l’organo a forma di pigna che batte nel petto, ma il centro della percezione, dell’intuizione e della sottigliezza divina nell’uomo. Se il corpo è il guscio e la parola è il ponte, il Cuore è il nucleo centrale di tutto il viaggio.
Il grande maestro Jalal al-Din Rumi considera la lucidatura del cuore superiore all’accumulo di qualsiasi sapere esteriore:
“Per i sufi, l’obbedienza e la devozione sono una cosa, / lucidare lo specchio del cuore è un’opera ben diversa.”
Tersità e Lucidatura: Il cuore è come uno specchio su cui la polvere degli attaccamenti, dei risentimenti, dell’invidia e dell’egoismo ha depositato una patina oscura. La disciplina del corpo e la costanza nel ricordo (Zikr) servono a passare uno straccio su questo specchio.
La Sentinella (Pasbani): L’elemento che corrompe maggiormente il cuore è l’attaccamento a qualsiasi cosa diversa dall’Amato. Ogni attaccamento mondano rende l’anima morta. Hafez descrive così la cura per difendersi dalle illusioni del mondo: “Mi sono fatto sentinella del santuario del cuore, notte dopo notte, / affinché in questa tenda non entri altro pensiero che Lui.”
Dallo Stato alla Dimora Fissa: Nella meditazione del cuore, il cercatore passa dalla semplice “conoscenza dei concetti” all’esperienza diretta e inconfutabile. Amore, sacro timore, ardente desiderio e profonda quiete nascono nel petto.
Quando il cuore è puro, diventa il luogo della manifestazione delle luci e delle ispirazioni celesti, connettendosi alla fonte inesauribile dell’Esistenza.
L’Armonia Suprema e il Volo dell’Anima
L’elevazione dello spirito accade quando queste tre dimensioni raggiungono una perfetta sinergia:
Il Corpo, con la purificazione e la moderazione, alleggerisce e prepara il vaso.
La Parola, attraverso il ricordo, raccoglie i sensi dal caos esteriore e li guida verso l’interno.
Il Cuore, ricevendo questa energia e questa luce, si risveglia, sperimentando la vera Conoscenza e l’Amore Assoluto.
Questo ciclo si rafforza all’infinito: un cuore luminoso rende le parole del ricordo più pacificanti; e una parola intrisa di presenza rende il corpo sempre più umile e leggero.
Alla fine di questo processo, il viandante spirituale avverte un’intima e assoluta sensazione di unità interiore. L’anima si libera dalla prigione della frammentazione, sperimentando finalmente la vera ascesa e l’elevazione suprema.
Seyed Majid Emami
