Se il Papa parla di pace, il Diavolo protesta

Trump attacca il Papa: ‘Debole e pessimo sulla politica estera’

Se l’elezione di un papa di origine statunitense aveva suscitato sospetti nella comunità internazionale, timorosa di interferenze della Casa Bianca negli affari vaticani, le osservazioni conclusive del presidente statunitense Donald Trump hanno reintrodotto questo delicato dubbio, forse come nota a piè di pagina al testo delle sue posizioni pacifiste: il tono rude di Trump è più sorprendente di ogni altra cosa e ha generato un’ondata di reazioni.: «L’atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio», e «dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!».

All’indomani dell’attacco illegale di Stati Uniti e Israele all’Iran, non sono mancate le dichiarazioni di condanna di Papa Leone XIV in favore della pace e del dialogo: «Alcuni arrivano persino ad invocare il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre». Successivamente alle minacce di Trump al popolo iraniano, il Santo Padre ha affermato: «Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra e ha le mani che grondano sangue». Se Trump, dunque, si aspettava di ricevere il sostegno del suo connazionale all’ultima delle sue imprese – la guerra all’Iran – ne è rimasto indubbiamente deluso. «Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela», si è lamentato il presidente degli Stati Uniti d’America, «e non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia». La frattura tra la Casa Bianca e il Vaticano sembra avvicinarsi pericolosamente ad un punto di non ritorno.

«Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre», ha affermato l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale USA. E intanto che i vescovi si crucciano per ricucire i legami tra Chiesa Cattolica e amministrazione Trump, quest’ultimo si rappresenta sui social come un novello Cristo con tanto di toga e capacità di resuscitare i morti. Oltre all’arcivescovo Coakley, anche il Cardinale di New York ha espresso il suo disappunto, criticando l’uso di immagini del Presidente «vestito da Papa» sui social. Degne di nota sono anche le parole di padre James Martin, il quale ha affermato che «non serve un dottorato in Nuovo Testamento per comprendere il desiderio di pace. Ma la Chiesa ha a che fare con leader politici e militari almeno dai tempi di Carlo Magno». Eppure, gran parte della base cattolica bianca e conservatrice continua a sostenere Trump, condividendo le critiche verso un papato percepito come «troppo progressista» o critico verso l’amministrazione, mentre i fedeli ispanici, afroamericani e asiatici tendono a schierarsi con il Papa.

In Italia, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto che l’appello del Papa «contribuirà ad alimentare la consapevolezza dell’indispensabile contributo che ogni individuo e ogni collettività sono chiamati a fornire per superare le divisioni e salvaguardare la dignità dell’uomo», mentre da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, giunge un messaggio di augurio: «Possa il ministero del Santo Padre favorire la composizione dei conflitti e il ritorno della pace, interna e tra le nazioni, nel solco del percorso tracciato dai suoi predecessori». A condannare direttamente le parole di Trump sono l’ex Presidente del Consiglio italiano Romano Prodi, che ha definito l’attacco una «indecente interferenza politica in questioni di fede», ma soprattutto, con grande sorpresa generale, il vicepremier Matteo Salvini, che di Trump è sempre stato un instancabile sostenitore, affermando che «attaccare il Papa, uomo simbolo di pace e guida spirituale per miliardi di cattolici, non mi sembra una cosa utile e intelligente da fare». Di tono decisamente più aspro è il commento di Matteo Salvini, che su X ha scritto: «Erano secoli che non si vedeva una così plateale aggressione verso il romano pontefice. Che è appunto “costruttore di ponti” a differenza di Trump, distruttore di relazioni e di civiltà. L’unico vantaggio: i Trump passano, i papi restano». La politica italiana, dunque, sembra schierata su un unico fronte in difesa del Papa e in contrasto – un contrasto appena accennato in certi casi, sottinteso in altri e dichiarato in altri ancora – alle parole di Donald Trump.

La comunità mondiale, col passare dei mesi, trova sempre più difficile sostenere le posizioni del presidente degli Stati Uniti e della sua amministrazione e, al contempo, conservare la faccia.  Si sta parlando d’altronde dello stesso Trump che in campagna elettorale aveva promesso di porre fine a tutti i conflitti mondiali e che, da presidente, ha bombardato ben 7 Paesi in 13 mesi, salvo poi rappresentarsi come una vera e propria divinità, condividendo un’immagine generata con l’AI che sta facendo il giro dei social. D’altronde, dopo aver creato il proprio ONU – il Board of Peace di cui si è posto a capo – che stia puntando a creare anche la propria Chisa? Una cosa è certa: se il Papa invita alla pace, solo il Diavolo se ne può lamentare.

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