Un italiano alla corte dei Qajar

Da Napoli all’Iran: un ufficiale italiano rivoluzionò l’ordine pubblico per Qajar

Uno dei legami più autentici tra i popoli e le élite di Italia e Iran è documentato nella storia sociale iraniana e, in particolare, nella nascita delle sue forze di polizia. Protagonista di questa vicenda è il Conte Antonio di Monteforte, una figura italiana che lasciò un’impronta indelebile nella memoria collettiva del Paese, dove visse fino alla fine dei suoi giorni e dove riposa tuttora.

La visione di Naser al-Din Shah Qajar Durante i suoi viaggi in Europa, Naser al-Din Shah rimase profondamente colpito dall’ordine e dalla disciplina mantenuti dalle forze dell’ordine nelle città del Vecchio Continente. Decise così di dar vita a un’organizzazione analoga in Iran: una forza di polizia moderna (nota come Nazmiyeh o Shahrbani).

Nel 1878, lo Shah si rivolse all’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria chiedendo l’invio di quattro esperti nelle discipline militari e nell’ordine pubblico. Il governo austriaco segnalò un nobile italiano esperto in materia: il Conte di Monteforte. Nato a Napoli nel 1839, Monteforte aveva militato in gioventù nell’esercito di Francesco II, re delle Due Sicilie, prima di chiedere asilo in Austria per circostanze avverse.

La fondazione della polizia a Teheran Giunto a Teheran, il Conte esaminò rapidamente la situazione urbana e presentò il suo piano allo Shah: la sicurezza della capitale poteva essere garantita efficacemente con un corpo scelto di 400 agenti a piedi e 60 a cavallo. Lo Shah approvò immediatamente la proposta.

Intrighi di corte e l’eredità storica Dopo quattordici anni di servizio, il Conte di Monteforte fu sollevato dal suo incarico a causa delle macchinazioni di alcuni cortigiani, primo fra tutti Kamran Mirza, figlio dello Shah e governatore di Teheran. La guida della Nazmiyeh passò inizialmente a ufficiali militari iraniani, fino alla successiva riorganizzazione affidata agli ufficiali svedesi durante il regno di Ahmad Shah Qajar.

Nonostante l’allontanamento dalla polizia, Monteforte continuò a sovrintendere alle questioni di protocollo a corte. Rimase in Iran per il resto della sua vita ed è oggi sepolto nel cimitero cattolico di Dolab, nel cuore della vecchia Teheran.

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