ART Film Fest ha riconosciuto in Wind’s Heritage di Nasim Soheili.
La seconda edizione di The ART Film Fest ha riconosciuto in Wind’s Heritage di Nasim Soheili un’opera che va oltre il linguaggio cinematografico: un documentario che trasforma la memoria in atto politico e la bellezza in denuncia. Premiato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il film iraniano racconta attraverso l’immagine dei mulini a vento di Nashtifan le radici di un’antica sapienza artigianale e l’abbandono sistematico del patrimonio culturale.
Un omaggio al sapere dimenticato
Ambientato nel deserto orientale dell’Iran, Wind’s Heritage segue la quotidianità di Mohammad Wali Gandami, ultimo mugnaio custode delle antiche tecniche per costruire e riparare i mulini a vento tradizionali. Tra pietre consumate dal tempo e pale che sfidano il vento, la regista Nasim Soheili costruisce un ritratto intimo e universale: quello di un artigiano che non è solo testimone, ma incarnazione vivente di una cultura minacciata dall’incuria istituzionale.
La pellicola fonde documentario ed etnografia, trasformando il “saper fare” in memoria collettiva. La fotografia enfatizza i contrasti tra il cielo desertico e la materia modellata dal vento, mentre il montaggio scandisce il ritmo lento e meditativo del lavoro manuale. Ogni inquadratura diventa un atto di resistenza contro l’oblio, ogni silenzio un racconto che il vento stesso sembra sussurrare.
Il TAFF e la dignità del documentario d’arte
In sole due edizioni, The ART Film Fest si è affermato come uno dei pochi spazi italiani a riconoscere il documentario d’arte come linguaggio autonomo, capace di porsi al centro del dibattito culturale contemporaneo. Mentre in Italia questo genere continua a essere marginalizzato dalla distribuzione mainstream, il festival apre un varco necessario, restituendo dignità a un cinema che tiene insieme ricerca visiva, narrazione e pensiero critico.
Come sottolineato da Renata Cristina Mazzantini, direttrice della GNAMC, “i documentari riescono a rendere accessibili argomenti complessi, aprendo l’arte a un pubblico più ampio e superando l’idea di un linguaggio elitario”. Una riflessione che trova eco nelle parole di Fabrizio Zappi, direttore di Rai Cultura: “Ogni opera rappresenta la memoria di un paese e di un immaginario collettivo”.
L’assenza della regista alla cerimonia di premiazione, sostituita da un videomessaggio inviato da Teheran, ha reso ancora più tangibile quella distanza geografica e culturale che il festival ha saputo colmare attraverso il linguaggio universale delle immagini. Come ha dichiarato Guido Talarico, editore e direttore di Inside Art: “Bisogna parlare di tutte le guerre, anche di quelle dimenticate”.
Premiare Wind’s Heritage oggi significa dare voce a una cinematografia di una società che lotta per preservare memoria e identità. In un momento storico in cui l’Iran è al centro di tensioni geopolitiche, riconoscere un documentario che denuncia che il patrimonio culturale equivale ad affermare che la memoria è responsabilità collettiva, soprattutto quando rischia di essere cancellata.
Wind’s Heritage si inserisce in un panorama come simbolo di una duplice urgenza: preservare un patrimonio fragile minacciato dall’incuria, e dare voce a culture che lottano per farsi ascoltare. Il film ci ricorda che il patrimonio non è fatto solo di monumenti, ma di mani che modellano, riparano, trasmettono. Perché ciò che conta non è soltanto contemplare la bellezza del passato, ma non perdere chi sa ancora abitarla.
