L’Uomo e la Natura: alla scoperta della “Chelleh-ye Tabestan”

Un viaggio nell’antica tradizione persiana che celebra il trionfo del sole.

Un viaggio nell’antica tradizione persiana che celebra il trionfo del sole, tra rituali purificatori e un profondo rispetto per i ritmi della Terra.

Molti conoscono il fascino delle notti d’inverno persiane, ma forse non tutti sanno che in Iran anche l’apice della stagione calda è accompagnato da una ricorrenza ricca di magia e significato: la Chelleh-ye Tabestan.

Per comprendere questa festività, bisogna partire dal suo nome: la parola Chelleh deriva da chehel, che in persiano significa “quaranta”. Questa ricorrenza rappresenta infatti l’antica celebrazione iranica del solstizio d’estate (il 21 giugno) e segna l’inizio dei quaranta giorni in assoluto più caldi dell’anno nell’antico calendario persiano. È il perfetto corrispettivo speculare della nota festa invernale di Yalda: se quest’ultima celebra la notte più lunga, la Chelleh estiva celebra invece il trionfo assoluto della luce e del sole. Terminati questi primi quaranta giorni, proprio all’inizio di agosto, ha poi inizio il conteggio della cosiddetta “Piccola Chelleh” estiva, una seconda fase che accompagna gradualmente verso la fine della stagione.

In Iran, le celebrazioni per questa ricorrenza si svolgono interamente all’aperto e ruotano attorno a rituali comunitari di purificazione e di gioia. Per trovare sollievo e contrastare simbolicamente la siccità estiva, le persone si radunano vicino a fiumi e sorgenti per bagnarsi e spruzzarsi acqua, in un gesto propiziatorio per invocare la pioggia. Al tramonto, il paesaggio si illumina: grandi falò vengono accesi sulle colline e sui tetti per omaggiare la potenza e il calore del sole. Nel frattempo, le comunità si riuniscono per condividere canti, danze e cibi tradizionali rinfrescanti, tra cui angurie, meloni e specialità a base di yogurt ed erbe aromatiche.

Il cuore profondo di questa festività risiede nell’antico concetto zoroastriano di armonia tra l’essere umano e l’ordine naturale. L’uomo non cerca di dominare gli elementi, ma si adatta ai ritmi della Terra, celebrando e rispettando anche la stagione più severa. Attraverso la venerazione dell’acqua sacra e il ringraziamento per i primi raccolti agricoli, la festa si trasforma in un vero e proprio patto di reciprocità con il cosmo, dove l’essere umano riconosce se stesso come parte integrante e indissolubile della natura.

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