Sohrevardi e la Filosofia dell’Illuminazione

Alla scoperta della Luce delle Luci.

Il 30 luglio l’Iran celebra la giornata dedicata a Shaykh Shahab al-Din Sohrevardi, uno dei più grandi pensatori del XII secolo. Un mistico e filosofo capace di unire il rigore razionale all’illuminazione interiore, rimasto a lungo e colpevolmente ignoto in Occidente.

Questo 30 luglio l’Iran ricorda il celebre filosofo persiano Shaykh Shahab al-Din Sohrevardi, noto anche come Shaykh al-Ishraq (il Maestro dell’Illuminazione). Nato nel 1154 a Sohrevard, nell’Iran nord-occidentale, è una delle figure più originali e affascinanti della Persia del XII secolo.

Trascorse la sua giovinezza studiando la filosofia e la giurisprudenza islamica nelle grandi università dell’epoca, formandosi tra Maragheh e Isfahan, per poi viaggiare attraverso l’Anatolia e la Siria. La sua mente brillante e la sua propensione per un misticismo non convenzionale attirarono l’ammirazione del governatore di Aleppo, il figlio del celebre sultano Saladino.

Eppure, l’audacia delle sue tesi, unita all’accusa di eresia mossa dai giuristi ortodossi locali che temevano la sua influenza politica e intellettuale, segnarono il suo tragico destino. Sohrevardi fu infatti imprigionato e giustiziato ad Aleppo nel 1191, a soli trentasette anni, guadagnandosi il titolo postumo di al-Maqtul (l’Ucciso).

La fondazione della Filosofia Illuminativa (Hikmat al-Ishraq)

La grandezza di questo pensatore risiede nella fondazione della scuola della filosofia illuminativa (Hikmat al-Ishraq). Si tratta di una grandiosa sintesi concettuale che cercava di unire il rigore razionale della filosofia aristotelica, mediata da Avicenna, con l’intuizione mistica del sufismo.

A questo, Sohrevardi aggiunse un elemento straordinario: il recupero dell’antica sapienza della Persia pre-islamica, legata al simbolismo zoroastriano. Concepiva l’intero universo come una gerarchia metafisica di pura Luce e Oscurità, dove Dio è la “Luce delle Luci” (Nur al-Anwar), la sorgente originaria da cui emanano infiniti gradi di luci angeliche e intellettuali.

Per il Maestro dell’Illuminazione, la vera conoscenza non si raggiunge solo attraverso il sillogismo logico o lo studio accademico, ma richiede una purificazione interiore che permetta all’anima di ricevere l’illuminazione diretta dello spirito. Questo percorso di ascesi è raccontato magnificamente nei suoi trattati e racconti visionari (come L’Arcangelo purpureo o Il fruscio delle ali di Gabriele), opere in cui la profonda dottrina filosofica si fa pura poesia e alta letteratura.

Il ponte tra Oriente e Occidente: l’opera di Henry Corbin

Nonostante l’enorme influenza esercitata sulla filosofia iraniana posteriore, Sohrevardi è rimasto a lungo un autore quasi sconosciuto o frainteso in Occidente. La svolta è avvenuta nel ventesimo secolo, quando il filosofo e orientalista francese Henry Corbin ne ha riscoperto l’opera, diventando il principale artefice della sua diffusione globale e contribuendo persino a una rivalutazione del pensatore all’interno dello stesso Iran.

Corbin dedicò decenni della sua vita alla traduzione, all’edizione critica e al commento dei testi fondamentali del Maestro. Attraverso capolavori come Corpo spirituale e Terra celeste, Corbin non solo dimostrò la profondità teorica di Sohrevardi, ma coniò il celebre concetto di “Mondo Immaginale” (Mundus Imaginalis o Alam al-Mithal) per spiegare la dimensione intermedia postulata dal filosofo persiano. Si tratta di un regno oggettivo e reale, sospeso tra il mondo puramente intellettuale e quello materiale dei sensi, accessibile esclusivamente attraverso l’immaginazione attiva.

Oggi, grazie allo straordinario lavoro di mediazione culturale di Corbin, la figura di Sohrevardi ha superato i confini del mondo islamico, venendo giustamente riconosciuta a livello internazionale come una delle vette assolute della mistica e della fenomenologia dello spirito.

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