Il patrimonio culturale vittima della guerra. Resoconto dell’incontro
Resoconto dell’incontro internazionale sulle sfide e le azioni necessarie per la salvaguardia dei siti storici inestimabili.
Si è svolto il 29 luglio il webinar dal titolo “In piedi nella polvere”, un momento di confronto volto ad analizzare i recenti attacchi che hanno gravemente danneggiato siti storici inestimabili in Iran e a discutere le azioni necessarie per la salvaguardia di questo patrimonio.
L’identità iraniana come patrimonio dell’umanità
Ad aprire l’incontro è stato il benvenuto del direttore dell’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, il dott. Sayyed Majid Emami. Il direttore ha evidenziato come, oltre ai danni alle persone e alle infrastrutture civili, siano stati colpiti anche siti e monumenti storici annoverati dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità. «Questi siti fanno parte non solo dell’identità iraniana, ma dell’intera umanità, ecco perché abbiamo deciso di organizzare questo incontro» ha sottolineato, ricordando inoltre come anche l’Italia abbia subìto simili danni durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Il dovere della memoria e il ruolo del giornalismo
Ha quindi preso la parola il dott. Asadollah Haghani, giornalista iraniano specializzato in patrimonio culturale, che ha spiegato come il suo lavoro sia cambiato radicalmente in contesti di conflitto. Sottolineando che la guerra danneggia la nostra memoria – la quale risiede in luoghi reali come siti storici, città e monumenti – ha precisato la missione cruciale del reporter: sostituire l’incertezza e le voci di corridoio con informazioni verificate. Questo impegno si traduce nel documentare con accuratezza, nel sensibilizzare a livello globale e nell’agire con continuità per seguire non solo la distruzione, ma anche il futuro restauro. «Nessuna istituzione può proteggere il patrimonio culturale da sola: serve la cooperazione tra giornalisti, esperti e comunità locali, legami che vanno costruiti in tempo di pace» ha concluso il giornalista, ribadendo che «non possiamo fermare la guerra, ma possiamo assicurarci che queste storie non siano ignorate».
Diritto internazionale e la fragilità dei valori universali
Il prof. Fabio Carbone, docente in Tourism Management presso l’Università di Northampton, ha allargato lo sguardo alle implicazioni etiche: «Quello che accade in Iran riguarda l’intera umanità. Il nostro ruolo è ricordare che esistono dei princìpi universali, che, come tali, non possono variare in base alla convenienza politica». Denunciando il progressivo indebolimento del diritto internazionale, il professore ha ribadito l’importanza di educare alla pace fin dall’infanzia. Ha inoltre evidenziato il paradosso di un Occidente che crea valori universali e, al contempo, produce armamenti precisi in grado di spazzare via i simboli stessi di quei valori. «Distruggere questi siti non distrugge solo il passato, ma anche il futuro» ha affermato, sottolineando che colpire il patrimonio, le università o i bambini non può mai essere derubricato a mero “danno collaterale”.
La cooperazione archeologica e la tutela internazionale
A concludere i lavori è stato l’intervento di Giulio Maresca, archeologo e ricercatore presso la Sapienza di Roma. Rivendicando i profondi rapporti e le collaborazioni tra Italia e Iran in campo archeologico, ha denunciato l’intento distruttivo dei conflitti: «Colpire il patrimonio culturale mira a frammentare la memoria e ad erodere l’identità non solo di un popolo, ma dell’intera umanità». Constatando amaramente i limiti attuali del sistema di protezione internazionale e il fallimento degli Scudi Blu nel difendere i beni culturali, l’archeologo ha lanciato un forte appello finale: «Poiché l’uomo sembra incapace di riconoscere la storia dell’altro uomo come comune, il nostro compito è quello di continuare ad attizzare la fiamma della pace e condannare ogni forma di distruzione della memoria».
