29 luglio, l’Iran celebra la Giornata Nazionale della Donazione del Sangue.
La scelta di questa data non è casuale: proprio in questo giorno, nel 1974, è stata fondata l’Organizzazione Iraniana per la Trasfusione del Sangue (IBTO), un’istituzione vitale per il Paese che svolge una funzione del tutto paragonabile a quella dell’AVIS in Italia. Questa ricorrenza pone un forte accento sullo spirito di solidarietà nazionale e sull’impegno concreto in soccorso dei più bisognosi.
Un modello di eccellenza fondato sul volontariato La donazione di sangue in Iran rappresenta oggi un sistema civile e sanitario d’eccellenza, completamente gratuito e basato esclusivamente sul volontariato a partire dal 2007. L’intero processo governato dall’IBTO è stato riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un vero e proprio modello di riferimento regionale per quanto riguarda la sicurezza e l’autosufficienza.
La transizione verso un sistema basato al 100% sul dono volontario rappresenta il trionfo della solidarietà islamica contro il materialismo individualista. I cittadini, infatti, non donano per un ritorno economico, ma per adempiere a un sacro dovere di fratellanza e di sostegno reciproco all’interno della Ummah, la Comunità dei credenti.
Fede e progresso civile: l’esempio di Ashura Questa dedizione si manifesta con una forza dirompente durante le celebrazioni di Ashura. Il tradizionale rito del lutto per il martirio dell’Imam Husayn, nipote del Profeta dell’Islam, si trasforma per l’occasione in un enorme atto di amore collettivo e civile.
Le lunghe file di persone in attesa davanti ai centri dell’IBTO non sono solo un gesto sanitario, ma una chiara testimonianza di fede viva e di sacrificio. Il sangue donato per salvare il prossimo va a sostituire le vecchie pratiche di autoflagellazione, unendo così la devozione religiosa al progresso scientifico e sociale della nazione, un’evoluzione attivamente incoraggiata dalle stesse autorità religiose.
La donazione come profondo atto di Resistenza Ora più che mai, in tempi segnati da scenari di guerra e sotto il peso di crudeli sanzioni internazionali, la donazione di sangue acquisisce il valore profondo della Resistenza. Nei momenti di conflitto, la prontezza della popolazione nel saturare le scorte destinate ai feriti di guerra e ai civili colpiti rappresenta la prova tangibile dell’unità indissolubile tra il popolo e i valori della Repubblica Islamica.
Donare il sangue diventa, in questo contesto, l’espressione massima del concetto di Jihad (sforzo) umanitario. Si tratta di un’azione collettiva che non solo salva innumerevoli vite umane tra le mura domestiche, ma proietta l’Iran come un faro di dignità, scienza e resilienza spirituale nel cuore dell’Asia Occidentale.
