Il 1° novembre Iran celebra un rito antico dedicato alla purezza e alla rigenerazione.
Un ponte spirituale e culturale che unisce le antiche radici zoroastriane al profondo rispetto per il creato e l’ecologia sacra dell’Islam.
Il 1° novembre, in coincidenza con il 10 di Aban del calendario persiano, l’Iran riscopre le sue radici più profonde attraverso la Festa di Abanegan, una celebrazione millenaria interamente dedicata al culto dell’acqua. Le origini di questa festività affondano nell’epoca zoroastriana e nella venerazione di Anahita, la divinità protettrice delle acque, della fertilità e della rigenerazione.
Secondo la complessa cosmologia dell’antica Persia, la ricorrenza veniva celebrata nel momento esatto in cui il nome del giorno coincideva con quello del mese, entrambi battezzati Aban (le acque). Il mito fondativo si intreccia indissolubilmente con la memoria storica: la festività ricorda infatti la liberazione del Paese da una devastante siccità durata otto anni, trasformando questo appuntamento in un inno universale alla rinascita della terra e alla fine delle privazioni.
I rituali: purezza, offerte e il ruolo centrale della donna I rituali di Abanegan mantengono ancora oggi un formidabile impatto visivo e spirituale, radunando le comunità in prossimità di fiumi, sorgenti naturali e canali storici. Le donne, storicamente associate ai concetti di nutrimento, maternità e custodia della vita, ricoprono un ruolo centrale nelle cerimonie, guidando i canti e le preghiere di ringraziamento.
I partecipanti, tradizionalmente vestiti di bianco per simboleggiare la purezza interiore ed esteriore, recitano inni sacri volti a lodare l’armonia del creato. Il momento culminante della festa prevede l’offerta rituale alle acque di una miscela benedetta di latte e piante sacre. Si tratta di un gesto simbolico di estrema potenza, che ribadisce il divieto assoluto di inquinare o profanare le sorgenti, considerato dagli antichi persiani uno dei crimini morali più gravi in assoluto.
L’ecologia del sacro: il ponte tra Zoroastrismo e Islam Il punto di contatto più immediato e affascinante tra lo zoroastrismo e l’Islam risiede proprio nel profondo e incondizionato rispetto per l’acqua. Nel Corano e nelle tradizioni islamiche, l’acqua è descritta come l’origine di ogni cosa viva, un dono divino inestimabile e un elemento fondamentale di purezza.
I musulmani sciiti iraniani trovano così un parallelo naturale e ininterrotto tra l’antico divieto zoroastriano di inquinare i corsi d’acqua e i precetti religiosi islamici che impongono la pulizia rituale (Taharah), vietando severamente lo spreco e lo sfregio della natura. In questa prospettiva, l’imperativo ecologico e spirituale di Abanegan sopravvive al tempo, venendo intimamente recepito e valorizzato anche attraverso la sensibilità e la dottrina islamica contemporanea.
