Per sfatare i miti e rivendicare la verità; La parola alle donne iraniane.
È innegabile che il binomio donne e Iran crei in buona parte dell’opinione pubblica occidentale un senso di rigetto, forse perfino di rabbia, come se non possano esistere le prime in armonia col secondo, finanche come se, per sopravvivere, le prime debbano necessariamente scrollarsi di dosso il secondo, o il secondo, per continuare ad esistere, debba inevitabilmente vessare le prime. E in Occidente sono state pronunciate tante parole al riguardo, molte pagine di giornale sono state scritte e numerosi libri sono stati pubblicati, tutti asserenti i medesimi dogmi: “in Iran le donne sono oppresse”; “in Iran le donne non hanno libertà”; “l’Iran opprime le donne”, e via dicendo. Ne parlano tutti ormai da decenni, uomini e donne, ma cosa hanno da dire al riguardo le dirette interessate, ovvero le donne iraniane che vivono in Iran, che “subiscono” quotidianamente la Repubblica Islamica e che, in Occidente, si vedono descritte come “oppresse” e “sottomesse”?
Ebbene, dando a loro la parola, che sono poi le sole detentrici del pieno diritto di parlare della questione, si scoprirà che queste donne che abitano in Iran non sono né oppresse né sottomesse, ma dottoresse, professoresse, scrittrici, vigili del fuoco, ingegnere, sportive, artiste ma, soprattutto, donne libere e ansiose di rivendicare e rivelare al mondo la propria libertà. Lungi dall’immagine che viene dipinta di loro al di fuori della regione, che le vuole silenziate e oppresse dal governo, sono loro stesse, le donne iraniane, a sfatare con le proprie parole tutti questi miti, che in Occidente assurgono al ruolo di dogmi incontestabili, sfatando falsità e incomprensioni con la potenza dirompente della verità e dell’esperienza personale.
Il seguente testo riporta le testimonianze di alcune di loro, esempi limpidi della rilevanza che l’Islam riserva alla donna, della valorizzazione riconosciuta alle sue capacità, del ruolo essenziale ch’essa è chiamata a ricoprire nella società. È la donna iraniana a parlare di sé stessa, dimostrando di non necessitare affatto di portavoce che, dall’esterno, si autoproclamano alfieri di un popolo che non conoscono e che si rifiutano di conoscere, preferendo l’immagine realizzata ad hoc delle “vittime oppresse prive di una voce” alla realtà più lampante, testimoniata dalle dirette interessate. Ed invece forse dovremmo tacere tutti, sostenitori e oppositori della Repubblica Islamica, ponendo da parte le nostre posizioni e facendo un passo indietro, lasciando la parola proprio alle donne iraniane, che certamente non necessitano di rappresentanti o autoeletti ambasciatori in Occidente. In tal modo, si scoprirà che la Rivoluzione Islamica fu una rivoluzione tanto degli uomini quanto delle donne, che scesero in strada per protestare contro il regime dello Shah e per rivendicare il ritorno all’Islam puro, conscie della piena valorizzazione che la religione di Dio conferisce loro; si scoprirà che la tanto demonizzata Repubblica Islamica, fin dai suoi albori, promosse l’alfabetizzazione, l’istruzione e l’inserimento delle donne nella società; e si scoprirà che oggi, in Iran, una donna può scegliere e perseguire la propria carriera, ed essere madre al contempo e, nondimeno, un membro attivo e determinante della società che la circonda.
Il testo in esame, esponendo le testimonianze di queste donne, ci riconduce all’umiltà insegnandoci ad ascoltare, a trarre le nostre conclusioni solo dopo avere udito e compreso il punto di vista del diretto interessato e, in ultima analisi, a non dimenticare che il destino di un popolo va determinato dal popolo stesso, non stabilito da volontà estranee e animate da secondi fini. È proprio la donna iraniana ad insegnarci tutto questo, se si ha l’umiltà di starla a sentire.
Per maggiori informazioni cliccare qui
