Le opere dell’Ayatollah Khomeini in Italia

Lo specchio di un mistico rivoluzionario.

Per quanto possa sembrare superfluo da dire, il modo migliore per conoscere un fenomeno o una figura – storica, politica, religiosa – non è affidarsi a narrazioni faziose, né elevare a verità qualsiasi versione distribuita dai mass media, bensì approcciarsi con genuina curiosità alle fonti primarie, dirette, non filtrate né stravolte per secondi fini. Proprio per questo motivo, chiunque voglia approfondire la Rivoluziona Islamica in Iran e la sua Guida, l’Imam Ruhollah Khomeini, non può esimersi dall’interfacciarsi con le opere di quest’ultimo, alcune delle quali sono state tradotte nel corso degli anni in lingua italiana.

L’opera dal titolo Il governo islamico. O l’autorità spirituale del giuriconsulto rappresenta un tassello di fondamentale importanza per comprendere la geopolitica e il pensiero teologico-politico che è alla base della Repubblica Islamica dell’Iran. Edito in Italia da Il Cerchio, il volume raccoglie una serie di lezioni che l’Ayatollah Khomeini tenne nel 1969 durante il suo esilio a Najaf, in Iraq, presentandosi come un vero e proprio manifesto ideologico che ha gettato le basi per la Rivoluzione Islamica del 1979, assurgendo di conseguenza a “manuale” della sollevazione popolare che rovesciò lo Shah ottenendo il trionfo. Tema centrale del libro è la dottrina della Velayat-e Faqih, ovvero la “tutela o autorità del giuriconsulto”, secondo la quale, nel momento di occultazione dell’Imam Mahdi – il dodicesimo Imam dello sciismo duodecimano, il cui ritorno è atteso dai suoi seguaci – la guida temporale e spirituale della comunità non debba rimanere vacante né tantomeno essere assoggettata da sovrani laici o corrotti, bensì essere esercitato dai sapienti, ovvero dai massimi esperti di legge coranica: una visione non molto dissimile da quella espressa da Platone nella sua Repubblica, laddove sono proprio i filosofi il perno della società e i soli in grado di guidarla. Lo Stato ha dunque il compito di applicare la legge divina, la Shari’a, nel contesto e nella situazione contingente.

Sirr-us-Salah: Il segreto della preghiera è un trattato teologico di straordinaria complessità speculativa scritto nel 1939. L’opera, pubblicata dall’Istituto per la Compilazione e la Pubblicazione delle Opere dell’Imam Khomeini, rappresenta una pietra miliare della letteratura esoterica islamica (‘irfan) e offre una mappa dettagliata per l’elevazione spirituale del credente. L’argomento centrale del libro è l’esposizione della dimensione simbolica, interiore e segreta di ogni singola fase che compone la preghiera rituale islamica, svelandone il significato gnostico ed esoterico. La tesi di fondo è che la preghiera quotidiana non debba essere vissuta come un mero adempimento di precetti formali, bensì come il Mi’raj personale del credente, ovvero un’ascesa spirituale analoga al viaggio celeste compiuto dal Profeta Muhammad verso il Trono Divino. Per realizzare questa ascensione, l’Imam Khomeini pone come condizione imprescindibile la “presenza del cuore” (hudur al-qalb), che richiede lo svuotamento radicale della coscienza da qualsiasi traccia del mondo sensibile e dalle illusioni della molteplicità: finché il cuore è occupato dai desideri terreni, la preghiera rimane un corpo senza vita.

La più grande lotta, edito da Irfan Edizioni, è un trattato di etica applicata e spiritualità vissuta di fondamentale importanza. Il testo nasce originariamente da una serie di lezioni e discorsi esortativi che l’Ayatollah rivolse agli studenti e ai docenti delle scuole teologiche durante il suo esilio a Najaf, in Iraq, prima del trionfo della Rivoluzione. L’opera si colloca nel cuore pulsante dell’etica islamica (akhlaq), ponendosi come una guida pratica e urgente per la riforma interiore dell’individuo.

Il volume La Fiaccola della Guida alla Luogotenenza e all’Intimità divine, sempre edito da Irfan Edizioni, è incentrato sull’analisi approfondita e metafisica di due concetti cardine dello sciismo islamico: la wilāyah (l’intimità spirituale o santità divina) e la khilāfah (la luogotenenza o vicariato divino), esplorando il legame indissolubile tra la natura dei profeti, l’essenza degli Imam e l’Unità Assoluta di Dio. La figura della “fiaccola” evocata nel titolo simboleggia così la luce della sapienza esoterica che deve guidare l’intelletto umano attraverso i veli della realtà materiale, permettendo al ricercatore spirituale di scorgere il disegno divino e di comprendere la funzione cosmica della Guida spirituale quale intermediario supremo tra il Creatore e il creato.

La via spirituale, edito da Semar, non è un testo a firma singola, bensì raccoglie due brevi ma densi scritti programmatici estratti dalle opere di due tra i maggiori pensatori sciiti contemporanei, offrendo un primo approccio teorico e metodologico alla ricerca della conoscenza interiore e gnostica nell’Islam. La prima parte del testo presenta la Lettera al figlio scritta dall’Imam Khomeini (tradotta da Eugenio Tabano), un documento epistolare privato e toccante in cui la Guida esorta la propria discendenza a non farsi ingannare dalle illusioni del mondo materiale e a intraprendere con urgenza il cammino del perfezionamento interiore.

Poesie scelte è un’antologia pubblicata da Il Ponte nel 2004 che svela l’inedita dimensione poetica e mistica dell’Imam Khomeini, mostrando un lato intimo e lirico della Guida iraniana. Il volume, tradotto da V. Parisi e introdotto da A. Gholi, raccoglie componimenti in versi che esplorano temi mistici e il distacco dal mondo materiale, distaccandosi nettamente dalla figura politica nota.

Delle Edizioni all’insegna del Veltro è la Lettera a Gorbaciov, laddove l’Imam Khomeini dichiarava apertamente che l’ideologia marxista e materialista aveva fallito nel suo tentativo di sradicare la spiritualità e che il comunismo sarebbe presto finito “nei musei della storia politica mondiale”. L’Imam metteva in guardia Gorbaciov dal cadere nella trappola delle illusioni dell’Occidente, esortandolo a non cercare la soluzione ai problemi economici sovietici abbracciando il capitalismo finanziario e edonistico occidentale, proponendo piuttosto lo studio dell’Islam non come semplice fede individuale, ma come un modello sociale, filosofico e spirituale universale, capace di riempire il vuoto ideologico lasciato dal collasso del blocco sovietico.

Allo stesso editore appartiene la Lettera al Papa, rivolta dall’Imam Khomeini a Giovanni Paolo II, il quale aveva inviato a Teheran un suo emissario (monsignor Bugnini) per chiedere la liberazione del personale dell’ambasciata statunitense accusato di spionaggio. Nella lettera, l’Imam esortava il Papa a non difendere l’operato del governo statunitense, sostenendo che la Chiesa cattolica doveva schierarsi dalla parte dei popoli oppressi e diseredati, denunciando i crimini della presidenza di Jimmy Carter anziché tutelarne gli interessi.

 


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Seyed Ruhollah Musavi Khomeini (1902-1989)

 

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