L’Iran e l’amore secolare per i libri

La Giornata dell’Industria Tipografica, celebrata in Iran il 2 settembre.

Questa giornata rappresenta l’occasione ideale per ricordare il profondo legame storico tra il popolo persiano e l’universo del libro. Nel passato dell’Iran islamico, la creazione di un volume non era una semplice riproduzione di testi, ma una vera e propria espressione d’arte. La raffinata calligrafia, le ricche miniature policrome e le preziose rilegature in pelle finemente decorata in oro si fondevano per dare vita a capolavori senza tempo. Per custodire questo inestimabile patrimonio scientifico, poetico e religioso, nel corso dei secoli sono sorte imponenti collezioni: l’Iran, storico crocevia del sapere, conserva ancora oggi milioni di rari manoscritti in poli culturali di eccellenza, come la celebre Biblioteca di Astan Quds Razavi a Mashhad, le grandi biblioteche di Qom e la Biblioteca Nazionale a Teheran.

L’origine di questo amore viscerale per la cultura affonda le radici in epoche remote. Mentre nell’Europa altomedievale la copiatura dei testi era perlopiù circoscritta agli scriptoria monastici con tirature estremamente limitate, nel mondo islamico fioriva già un dinamico mercato editoriale accessibile al pubblico. Già nel IX secolo, nelle maggiori città sorgevano interi quartieri animati da botteghe ricolme di manoscritti. Questi spazi erano gestiti da abili artigiani che producevano la carta, copiavano i testi e li commerciavano, permettendo a studiosi e appassionati di ogni estrazione sociale di acquistare opere di filosofia, scienza e letteratura a prezzi accessibili. Questa straordinaria diffusione della conoscenza fu in gran parte catalizzata dall’incontro con la civiltà cinese: l’apprendimento delle tecniche di fabbricazione della carta portò all’apertura di numerose cartiere, rendendo la produzione libraria rapida e sostenibile.

La realizzazione dei libri si trasformò così in una vasta industria culturale che univa le fiorenti città dell’Asia Centrale, come Herat e Bukhara, fino alla Spagna islamica di al-Andalus. Presso le corti dei sovrani persiani vennero istituiti speciali atelier reali dove i più illustri calligrafi e miniaturisti dell’epoca collaboravano alla stesura di volumi di insuperabile bellezza. Parallelamente, all’altro estremo del mondo islamico, la biblioteca reale di Cordova giungeva a ospitare centinaia di migliaia di volumi, in un periodo in cui l’alfabetizzazione altrove era un privilegio di pochissimi. Attraverso questa immensa rete di produzione e scambio, il mondo islamico non solo ha salvato dall’oblio le scienze antiche, ma ha diffuso il sapere su scala globale, segnando per sempre la storia della cultura umana.

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