Esteghlal è la nuova sfida di Stramaccioni.
La Torre Milad è al centro di Teheran e da lì si vede tutto. Il Palazzo del Golestan e il traffico del Bazar, profumo di spezie e d’Oriente. Forse Andrea non è ancora salito in cima, ma se fosse lì, a 450 metri sopra le nuvole, punterebbe il binocolo verso Occidente. All’orizzonte ci sono Milano, San Siro, Moratti, l’indice verso i tifosi dopo un derby vinto: “E’ vostro!”. Istantanee da Stramaccioni.
A sud c’è l’Azadi, il suo nuovo stadio, 78mila posti da riempire. Nel ’79, quando Andrea aveva tre anni, il mondo guardava Teheran e la rivoluzione islamica con occhi attenti, mentre l’Ayatollah Khomeini rientrava dall’esilio e lo Shah Reza Pahlavi filava via come un fuggiasco negli Stati Uniti, cacciato dal popolo. Dalla torre si vede anche questo, storia e cultura di un paese ‘misterioso’, anche se oggi l’Italia guarda l’Iran e vede Andrea Stramaccioni allenare l’Esteghlal.
Stramaccioni ha scelto l’Iran e ci ha raccontato perché, riavvolgendo il nastro della sua vita e della sua carriera: “Sono un ragazzo semplice, amo il calcio, nel mio percorso sicuramente avrò fatto moltissimi errori ma grazie a ognuno di questi sono diventato un allenatore migliore”.
Il presente dice Esteghlal, un interprete per comunicare e la cultura di un paese da onorare: “Ci sono molte differenze con il mondo occidentale. La cultura dell’Iran discende dall’Impero Persiano, è di religione musulmana ma è diversa dal mondo arabo, forse più simile alla Turchia”.
Presentazione da star con decine di giornalisti e l’ambasciatore italiano in Iran, Giuseppe Perrone: “Sono stato orgoglioso di vederlo al mio fianco, mi ha fatto capire quanto il calcio e lo sport siano veicolo di unione e aggregazione, senza limiti o confini. Essere un piccolo ambasciatore calcistico italiano in Iran mi motiva”.
