Lo strumento musicale è un oggetto che registra fedelmente e riflette l’evoluzione della civiltà di un territorio. Descrivere in poche righe un argomento così vasto e complesso in quanto coinvolge una moltitudine di aspetti, impone di individuare quali sono quelli che permettono di ricostruire le tracce più evidenti in un percorso fatto di tempi e luoghi. Come i segni lasciati dall’esecutore e dal tempo sul corpo di uno strumento permettono di ricostruirne la storia così sul corpo di questo strumento che è il territorio dell’Iran, gli strumenti sono i segni di una civiltà antichissima in grado di espandere nei territori limitrofi i suoi caratteri originali in virtù di una dominazione culturale poetica e raffinata.
A rendere complesso l’argomento è la presenza, nell’attuale Repubblica Islamica dell’Iran, di una grande varietà di etnie e regioni con caratteristiche proprie molto accentuate: il persiano lingua ufficiale, è parlata da poco più della metà della popolazione e le altre lingue caratterizzano forti identità culturali come quelle dell’Azerbaijan, Baluchistan, l’Altopiano Turkmeno (iraniano), il Kurdistan (iraniano), le regioni del Golfo Persico, tutte regioni le cui etnie oltrepassano i confini territoriali rendendo più incerta l’appartenenza nazionale.
Le espressioni di ogni etnia, soprattutto quando sono caratterizzate da forti identità come quella dell’Azerbaijan o del Baluchiscan o del Kurdistan, rivendicano una propria autonomia culturale rispetto a quella nazionale: il DOTÀR, liuto a manico lungo dei bardi turkmeni, la versione di tamburo a cornice DAYERÈ chiamato ARABUNÈ nella provincia di Yazd, la viella monossile SORUD (cassa ricavata da un unico blocco di legno) diffusa nel Baluchiscan, non possono essere ridotti a strumenti regionali ma sono una componente di precise tradizioni storico-culturali di genti che per processi storici sono state separate da un confine in Stati diversi.