La Storia dell’arte dell’Iran

PRIMA PARTE

L’ARTE DELL’IRAN PREISLAMICO

L’ARTE DEI MANNEI

Nel terzo millennio a. C., nelle regioni settentrionali dell’Iran, vale a dire a sud del Mar Caspio, emersero delle popolazioni iraniche che parlavano una lingua diversa da quella dei Cassiti. Essi non arrivarono improvvisamente, anzi il loro fu un movimento graduale che permise una fusione pacifica e amichevole con le popolazioni autoctone dell’altopiano. In seguito alla loro comparsa, l’antica ceramica disegnata venne abbandonata per essere sostituita dalla ceramica liscia e lucidata. Questo popolo aveva dei legami con gli Hurriti della Mesopotamia settentrionale e dell’Anatolia, che nel tredicesimo secolo avevano istituito il regno di Urartu nell’attuale Armenia. Non è però chiaro se siano venuti nell’altopiano dal Khorasan, dal Gorgan, oppure dal territorio di Urartu e dal Caucaso, dato che il loro movimento migratorio si è sviluppato per un periodo molto lungo: i documenti esistenti non sono sufficienti ad una ricostruzione certa da parte degli studiosi. Ciò che è invece chiaro è che essi istituirono un potente stato nell’Iran settentrionale, precisamente nelle regioni del Mazandaran e dell’Azerbaijan, denominato regno di Mann o dei Mannei, e che nel primo millennio lasciarono il proprio posto ai Medi, un altro popolo iranico e ariano.
Il numero degli scavi effettuati non è ancora sufficiente a darci una conoscenza soddisfacente dei Mannei, anche se sono stati trovati, in diversi punti di quello che fu il loro regno, resti di fortezze e palazzi. Sembrerebbe che il governo dei Mannei sia stato sconfitto durante un massiccio attacco sferrato contri gli Assiri, e che alla disfatta abbia fatto seguito l’incendio della maggior parte delle loro opere. I reperti trovati in diversi siti del regno sono del tutto eterogenei. Essi rivelano un’ispirazione sumerica, elamitica, babilonese, assira e hurrita, pur incorporando importanti innovazioni dal palese carattere iranico. Addirittura, alcune delle storie raffigurate attraverso incisioni o a sbalzo su oggetti in oro, non sono state trovate da alcun’altra parte. I più importanti oggetti sono stati rinvenuti nell’area di Marlik, Ziwiyeh e Hasanlu.
Nel 1962, nel corso di una spedizione archeologica guidata da Ezzatollah Nehgahban, furono trovate a Marlik, località sita in un luogo ricco di corsi d’acqua nella valle del fiume Goharrud, 53 tombe. Si tratta di tombe di prìncipi e notabili del paese. La prima tomba ha una pianta di 5 metri per 6, ricavata da spesse lastre di pietra. Le altre tombe sono più piccole e misurano all’incirca 1,5 metri per 2. In esse sono stati trovati diversi manufatti: alcune spade, piegate, non si sa bene perché; punte di freccia dotate di lame, caratteristiche dell’altopiano e presenti nel secondo millennio anche a Siyalk, a Talesh e nel Caucaso; una teiera d’argento intarsiata in oro e pietre dure; numerose ceramiche prive di decorazioni, a forma di bue stilizzato, una figura nota come “bue di Amlash” (Fig. 8). Nel resto delle tombe, che hanno forme diverse, sono stati portati alla luce dei veri e propri tesori: oggetti in oro, recipienti d’argento, armi, statuette in bronzo e ceramiche. Alcune tombe misurano 3 metri per 3, e in esse è stato rinvenuto un numero inferiore di reperti.
Le coppe e i calici d’oro trovate nelle tombe di Marlik, nelle rocche di Hasanlu (Azerbaijan) e di Ziwiyeh (Kurdistan), hanno decorazioni tali che possono essere considerati anelli di una catena artistica riemersa più tardi nell’arte achemenide e sasanide.
Possiamo commentare due coppe d’oro trovate a Marlik. La prima coppa è alta 19 cm., e presenta due buoi alati, uno per ciascun lato, sbalzati, appoggiati con le zampe ai due lati di una palma. I buoi sono dotati di grandi ali, realizzate con mirabile precisione, e le loro teste emergono fuori dalla coppa, voltandosi verso l’osservatore. L’espressione della faccia dei bovini non è dissimile da quella di alcune vacche rappresentate a Persepoli. L’altra coppa è più alta e la sua forma è leggermente sciancrata. La sua decorazione – che si svolge su due linee orizzontali lungo tutta la circonferenza – è realizzata comunque con la medesima raffinatezza. La posizione della testa e del collo dei buoi è simile a quella della coppa descritta sopra, con la differenza che in questo caso i due animali sono in movimento uno dietro l’altro e lo spazio tra di loro due è colmato da alcuni fiori, che assomigliano a rose canine. La struttura di questi buoi è simile a quella dei buoi stilizzati sulle faretre trovate a Sorkh Dam nel Luristan (Fig. 9).
Sempre risalente a questo periodo, forse leggermente più tardi, è una coppa d’oro rinvenuta a Kalardasht, nel Mazandaran, che presenta sulla circonferenza due leoni sbalzati, le cui teste sono state realizzate separatamente e inchiodate sulla coppa in un secondo momento. I motivi e le decorazioni sono più semplici e hanno qualche rapporto con le coppe di Hasanlu (Fig. 10). Queste due coppe e quella che si trova al Louvre, che proviene da questa stessa zona o dalle sue vicinanze, presentano alcune somiglianze. Quella del Louvre, famosa come “coppa dell’Iran nord-occidentale”, mostra due demoni-leone che afferrano con gli artigli le zampe posteriori di due gazzelle; i demoni-leone hanno due teste, le zampe a spire come serpenti e gli artigli di un rapace. Quantunque lo stile sia differente da quello dei buoi di Marlik, per la sua inclinazione all’astrazione più che al realismo, la raffinatezza della realizzazione e le decorazioni sul margine superiore, rendono la coppa assimilabile a quelle precedenti, lasciando dedurre che risalgano allo stesso periodo. Anche tra i motivi dell’Elam coevo è presente quello del demone-leone bicefalo, ma è qui per la prima volta che le zampe e gli artigli vengono rappresentati in questo modo.
Un’altra coppa che merita attenzione, realizzata nello stesso stile vivido e istoriato, è quella trovata a Hasanlu, nell’Azerbaijan orientale. La coppa è alta 20,6 cm. e il diametro dell’apertura è di 28 cm., ed è conservata nel museo archeologico di Tehran. Si direbbe che quando la fortezza di Hasanlu fu messa a fuoco, la coppa sia caduta dalle mani di qualcuno che la stava portando con sé, e per questo si sia deformata. I disegni sulla coppa non sono molto realistici e, sebbene siano piuttosto fitti, non hanno una composizione particolarmente significativa. La sua attrattiva risiede nella potenza dei disegni, piccoli e vividi. Le decorazioni si sviluppano su due file separate da righe; esse rappresentano racconti mitologici, la cui origine ci è ancora ignota, ma presentano evidenti rapporti con l’arte hurrita di Urartu. Qui possiamo vedere l’immagine di un guerriero che appoggia con vigore un arco al piede, un’immagine che apparirà nuovamente nell’arte meda e achemenide. Una parte interessante del tema rappresenta un uomo che invoca il soccorso di un eroe dalla schiena di un drago tricefalo, il cui corpo si trasforma nella parte bassa in rocce; si vede inoltre un’aquila che porta in cielo una donna. Nella parte più alta della scena sono rappresentati tre dèi seduti su carri, due dei quali sono trainati da muli, e il terzo da un bue. Di fronte al bue c’è un sacerdote in piedi, con testa e volto scolpiti, il quale tiene in mano una coppa. Due uomini stanno seguono il sacerdote portando due agnelli da sacrificare. Le tre divinità sono, probabilmente, il dio dell’aria, sul carro trainato dal bue, il dio della terra, con le corna, e il dio del sole, che sembra avere un disco solare alato sul capo.
Il disegno sull’altra parte della coppa è meno chiaro del primo. Probabilmente è stato parzialmente cancellato nella caduta e la sua chiarezza ne è stata compromessa. Nell’immagine principale si notano degli elementi che sono assolutamente iranici, come il modo in cui viene brandito l’arco da parte dell’eroe, o la dea con lo specchio in mano dietro al leone. Sulla criniera e sulla faccia del leone è rappresentata una croce spezzata, che si ritrova anche sul leone di Kalardasht, il che dimostra che le due opere furono realizzate nello stesso regno. Il commento alle parti restanti della coppa non è fondamentale, per questo accenneremo direttamente ai recipienti zoomorfi di ceramica e bronzo.
Le ceramiche hanno soprattutto forme animali, in particolare buoi gibbosi e privi di decorazioni. La forma del corpo dei buoi mostra che erano costituiti da più parti realizzate ciascuna al tornio e poi unite insieme. Il colore della ceramica è rosso o marrone scuro. Le parti degli animali sono fatte in modo tale che si direbbe che gli artisti avessero una conoscenza piuttosto avanzata delle proporzioni. Oltre alle ceramiche zoomorfe, sono state rinvenute delle statuette in ceramica di donne svestite, di piccole dimensioni, non molto dissimili da quelle di epoca neolitica, tuttavia molto più vivide ed espressive. Gli elementi esagerati del loro corpo suggeriscono che siano della stessa epoca dei buoi di Marlik e di Amlash.
Un altro tesoro che viene anch’esso molto probabilmente dai Mannei, e se non è dei Mannei è dei loro vicini Allipi, è quello di Ziwiyeh. I Mannei, gli Allipi, i Cassiti, Lullubi e i Guti, nel terzo millennio popolavano l’occidente e il centro dell’Iran e avevano relazioni con gli abitanti dell’Iran sud-occidentale, cioè con Susa e l’Elam, e con gli iranici del Fars e di Kerman; le influenze reciproche tra questi popoli determinarono la grande varietà di tesori artistici di Ziwiyeh. Bisogna inoltre tener presente la grande influenza esercitata dalla Mesopotamia, dagli Assiri, dagli Ittiti e dal regno di Urartu.
Ziwiyeh è un piccolo centro situato venti chilometri a est di Saqqaz, la seconda città del Kurdistan e quando fu scoperto il suo tesoro, cioè nel 1947, era solo un villaggio tra i numerosi villaggi curdi. Il tesoro era sepolto sotto uno dei muri della cittadella, un muro che aveva uno spessore di sette metri e mezzo ed era costruito con mattoni di 34×34,9 cm. La fortezza aveva tre piani, il terzo più alto degli altri. Vista la grande varietà di pezzi, stili e decorazioni del tesoro, è probabile che durante un attacco alla fortezza (probabilmente portato dagli Assiri, dai Medi o dai Saka) i difensori lo abbiano sotterrato sotto un muro per salvarlo. La fortezza ha un edificio principale che ha le stesse caratteristiche delle fortezze dell’Elam. Di essa è rimasto un portale dotato di tre piedistalli di pietra utilizzati per appoggiare delle colonne di legno, che erano intonacate e decorate. Questo tipo di portale è presente nelle raffigurazioni di templi incise sui sigilli cilindrici del terzo e secondo millennio.
Abbiamo detto che la fortezza era probabilmente opera dei Mannei, poiché la zona in cui sorge, nel primo millennio e in particolare nei secoli ottavo e settimo, che corrisponde all’epoca della maggior parte dei manufatti trovati nella fortezza, era parte del regno dei Mannei. Le ceramiche ritrovate in grande quantità erano piccole ceramiche che si trovano speso anche presso i Medi. Sono state anche trovate delle ceramiche rosse o rosa, decorate, che hanno come decorazione un bue inginocchiato di fronte a una pianta, ripetuto più volte. Sebbene il modello del bue sia assiro, il paramento che ha sul collo non è assiro e la forma della pianta non si trova da nessuna parte in Mesopotamia, né nell’Asia minore né in Elam.
La maggior parte degli oggetti di questo tesoro fu stivata in grandi tinozze o vasche d’argilla dai bordi spaziosi, sui quali è impressa una fila di ufficiali assiri (si riconoscono dagli abiti). Gli ufficiali guidano un gruppo di autoctoni, con indosso dei cappelli con la punta rivolta all’indietro, che portano doni in atteggiamento di sottomissione. Ai lati delle vasche sono presenti delle strisce verticali in bronzo, decorate con immagini di gazzelle e di rose. Le vasche erano utilizzate in un edificio che assomiglia a una cisterna dell’acqua calda.
Le tinozze erano usate per contenere tributi e imposte, ed è piuttosto improbabile che fossero delle bare, dato che bare di questa forma non esistevano in tutto il vicino oriente. La figura dei portatori di tributi è disegnata al modo dei Medi e dei Saka, e se guardiamo in particolare alla foggia dei loro copricapo, possiamo identificarli con dei Saka dell’Iran orientale, che erano nella sfera d’influenza dei Medi e dei Mannei. Furono proprio i Saka ad venire in aiuto dei Medi nel settimo secolo, quando questi rovesciarono il governo assiro, dominando con violenza il loro territorio per 28 anni. Tra gli oggetti degni di menzione vi è una statuetta d’avorio che rappresenta un ufficiale o un comandante vestito all’assira, eseguita con precisione e raffinatezza. Sebbene barba e capelli siano acconciati in modo simile allo stile assiro e il vestito sia senza dubbio completamente assiro, viso, fronte, occhi, labbra, bocca e naso sono decisamente iranici. Probabilmente questa statuetta alta 20 cm. rappresenta un manneo vestito all’assira, sicuramente il reggente della fortezza. Dietro alla statuetta di sono tracce di bruciatura, anche se non ci sono segni di incendio nella fortezza. Sono stati rinvenuti altri oggetti d’avorio, decorati e incisi, in cui sono rappresentati ufficiali e soldati assiri in parata.
Un’altra riga delle iscrizioni di questi frammenti d’avorio, sopra la quale ci sono dei soldati, presenta degli eroi che combattono con leoni e altri animali mitologici. Un eroe spinge un piccolo scudo che ricorda un guanto da pugilato sulla bocca di un leone, mentre sta per colpire l’animale al cuore con una lancia. Questo tipo di punta di lancia non è presente tra le rappresentazioni assire, e questo suggerisce che fosse una produzione dei Mannei. I Mannei, che per secoli si erano messi sotto la protezione degli Assiri proprio per stare al sicuro da loro, avevano mutuato le forme artistiche assire apportandovi innovazioni proprie, probabilmente in modo consapevole e affinché le loro opere fossero più vendibili proprio sul mercato assiro.
Un altro frammento di avorio mostra l’immagine di due camosci posti su due lati di un albero sacro, che è del tutto simile agli alberi rappresentati a Urartu. Si tratta di una palma con volute in fiore disposte a rete, con fiori simili a ninfee e rose canine. Ci sono molte similitudini tra le immagini di Ziwiyeh e quelle della fortezza di Hasanlu, in Azerbaijan, ma sembra che quelle di Hasanlu siano molto più antiche, in quanto eseguite con maggior cura.
Nel Museo archeologico di Tehran è esposto un ciondolo in oro risalente alla Ziwiyeh dei secoli VIII/VII a. C., con l’immagine di uomini-toro che portano un disco solare alato, insieme a esseri metà toro-metà leone, e metà leone-metà aquila, sbalzati. Nei due sottili margini del ciondolo è rappresentato un animale che certamente è una forma Saka, e questa è una prova del fatto che all’inizio del primo millennio nel territori dei Mannei vissero ed esercitarono una certa influenza anche i Saka e i Medi. Nel Metropolitan Museum d New York è esposto un bellissimo bracciale d’oro che merita attenzione. I due capi del bracciale raffigurano due teste di leone, una fissa e l’altra in movimento. Il bracciale vero e proprio è decorato da immagini di leoni addormentati.
Abbiamo qui descritto in modo generale l’insieme degli oggetti trovati a Ziwiyeh, che comprende più di duecento pezzi, molti dei quali sono riprodotti in foto nella maggior parte dei manuali di archeologia.



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